Non solo l’auto dei leghisti semidistrutta e due giovani quasi investiti. Il bilancio della contestazione al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, di sabato mattina a Bologna, conta anche un giornalista pedinato e aggredito da un gruppo di antagonisti, al termine della manifestazione. È successo al cronista Enrico Barbetti, che nel pomeriggio di sabato è finito in ospedale con un gomito rotto, dopo essere stato circondato e preso a calci da alcuni attivisti riuniti per protestare contro la visita del leader del Carroccio. La sua colpa? Scrivere per le pagine del Resto del Carlino.

Lo ha raccontato lui stesso alle agenzie di stampa, spiegando nei dettagli l’accaduto. Intorno alle 13 si trova in via Erbosa, a due passi dal campo dove era previsto il sopralluogo, poi saltato, della delegazione di leghisti. Gli altri giornalisti sono già andati tutti via, per raggiungere l’hotel dove Salvini ha dato appuntamento per una conferenza stampa. Anche la polizia ha abbandonato l’area. Barbetti si allontana per una telefonata privata, ma a un certo punto viene avvicinato da un gruppo di 15 o 20 “antagonisti di area anarchica”. Uno di loro, racconta ancora, lo riconosce e lo chiama a voce alta, nominando anche la testata per cui lavora. Lo seguono gli altri, che iniziano a urlare. Volano insulti: “Giornalista di merda del Carlino, è per colpa tua che c’è della gente in galera”. Lui si allontana ma loro lo seguono. Alcuni cercano di farlo cadere, con degli sgambetti. E mentre Barbetti telefona alla polizia, un calcio lo butta a terra. Nella caduta sbatte il ginocchio destro e si frattura il gomito sinistro.

Alcuni insulti li aveva già ricevuti in mattinata, quando in via Erbosa erano riuniti decine di telecamere e di giornalisti, in attesa di Salvini. Ma non si era andato oltre le parole. “L’unica colpa di Enrico Barbetti è stata quella di essere un giornalista del Carlino – ha scritto in una nota il Cdr – appena saputo per quale giornale lavorava è scattata la rappresaglia”. Solidarietà anche dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, che definisce il gesto frutto di una “violenza squadrista”. “La libertà di stampa è diritto costituzionale garantito. Questo episodio non può essere sottovalutato da nessuno, mi auguro che tutti prendano immediatamente le distanze da atti di questo genere e dalle persone che li hanno compiuti”.