Due anni fa, dopo il terremoto del maggio 2012, la parola d’ordine era “ricostruire”: i capannoni, i macchinari, le forniture per gli ospedali di mezza Italia rimaste sepolte sotto le macerie. Oggi, invece, il Polo biomedicale di Mirandola (Mo), uno dei principali in Europa, ha deciso di investire sulle nuove generazioni. Partirà a ottobre, infatti, con il contributo dei colossi multinazionali e dalle piccole e medie aziende che hanno reso l’Emilia Romagna un fiore all’occhiello di rilievo internazionale nella produzione di attrezzature mediche, il primo corso, in Italia, per “tecnico superiore per la produzione di apparecchi e dispositivi biomedicali”. Un diploma di specializzazione creato dall’Istituto tecnico Galilei di Mirandola, 20 posti in tutto, per formare “addetti alla ricerca, progettazione, sviluppo e produzione di dispositivi biomedicali, e apparecchi per la diagnosi, la terapia e la riabilitazione”.

L’offerta formativa, spiega la Fondazione Its Nuove Tecnologie, nata dalla collaborazione di scuole, centri di ricerca, università, enti locali e imprese del territorio proprio per istituire il corso di specializzazione, è gratuita, e a finanziarla sono il Fondo Sociale Europeo, il ministero dell’Istruzione e la Regione Emilia Romagna. In aula, invece, gli iscritti incontreranno docenti d’eccezione: professionisti, cioè, provenienti direttamente dalle imprese che operano nel Polo Biomedicale di Mirandola. Come la BBraun, la Bellco, la Elcam medical, o la Fresenius Kabi. Saranno loro a insegnare agli studenti l’inglese tecnico, i processi produttivi, le nozioni di elettronica, elettrotecnica e automazione, o la comunicazione relativa alle dinamiche di gruppo. In tutto 2.000 ore di corso, divise in un biennio da 750 ore di lezioni frontali e laboratori, più 250 ore di tirocinio, al primo anno, e 550 ore tra lezioni frontali e laboratori, più 450 ore di stage, per il secondo. E sempre in quelle aziende si svolgeranno i tirocini degli studenti, che in fabbrica avranno l’occasione di mettere in pratica ciò che sui banchi hanno imparato, confrontandosi con il ciclo produttivo.

“In pratica il corso, che verrà presentato il 18 settembre a Mirandola, rappresenta una doppia opportunità – spiega Giuliana Gavioli di BBraun Avitum, presidente della Fondazione Its Nuove tecnologie della vita – Per i ragazzi è una nuova occasione formativa sia per quanto riguarda la tipologia di studi, sia per l’ambito di specializzazione, mentre per le aziende corrisponde alla possibilità di poter disporre di giovani specializzati, con cui entrare in contatto già durante il percorso di studio, le ore di lezione in aula, le visite guidate e soprattutto gli stage”. Al termine del biennio chi supererà l’esame riceverà il diploma di “tecnico superiore per la produzione di apparecchi e dispositivi diagnostici, terapeutici e riabilitativi”. Ma con la sede del corso di specializzazione al Tecnopolo di Mirandola, a due passi dal centro biomedicale emiliano – 900 aziende, 3.500 addetti e 900 milioni di euro di fatturato -, è probabile che la ricerca di un lavoro, dopo, non sarà poi così difficile.

“Uno degli obiettivi del corso – spiega infatti Annarosa Campagnoli, della Fondazione Its Nuove tecnologia della vita – è proprio quello di agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro per i ragazzi che parteciperanno. Abbiamo individuato il profilo professionale del tecnico biomedicale in seguito a un’analisi dei fabbisogni delle aziende che operano nel Polo biomedicale di Mirandola, e le capacità che gli studenti acquisiranno nel corso del biennio sono quelle che rispondono maggiormente alle necessità delle imprese. In più, grazie ai due stage previsti per la fine di ogni anno di lezione, 700 ore in tutto, gli iscritti avranno modo di presentarsi alle realtà produttive, il che è molto efficace per una successiva ricerca di impiego”. Le iscrizioni sono aperte fino al 10 ottobre, e per candidarsi è sufficiente compilare il form pubblicato sul sito web della Fondazione. “I corsi iniziano il 30 ottobre, e per gli studenti che non provengono da scuole prettamente tecniche, come i diplomati al liceo linguistico o in ragioneria, ci sarà anche la possibilità di frequentare ore supplementari di riallineamento. Crediamo sia un buon modo per offrire un’alternativa ai ragazzi, che oggi si scontrano sempre più spesso con il problema della disoccupazione. Due anni di specializzazione possono sembrare forse un periodo lungo, però il corso rappresenta un’ottima alternativa, ragionevolmente breve, all’università, o a un qualsiasi percorso di formazione”.