Le prime armi destinate ad aiutare i peshmerga nella lotta contro i jihadisti dello Stato Islamico stanno arrivando a destinazione. Il primo Paese a fornirle sarebbe stato l’Iran. Lo ha rivelato il presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, durante una conferenza stampa congiunta a Erbil con il ministro iraniano degli Esteri, Mohamed Javad Zarif. “Abbiamo chiesto armi – ha detto Barzani – e l’Iran è stato il primo paese a fornircele”.

In mattinata il sito di Press Tv citava il ministro iraniano degli Interni, Abdolreza Rahmani Fazli, il quale ha annunciato che il suo paese ha recentemente aiutato i curdi iracheni a combattere contro lo Stato islamico. Rahmani Fazli ha spiegato che funzionari del governo regionale del Kurdistan iracheno hanno richiesto l’assistenza di Teheran, parlando in particolare di consulenza e organizzazione delle forze armate curde (peshmerga). Secondo il ministro, il contributo iraniano ha consentito il ritiro dei jihadisti da alcune province dell’Iraq dove si confrontano con i peshmerga.

“L’arrivo di armi ha fatto la differenza per la capacità di combattimento delle forze curde”, ha detto Barzani, riferendosi non solo alle armi iraniane, ma anche a quelle arrivate da altre potenze internazionali. Nella conferenza stampa di Erbil, il ministro iraniano Zarif ha precisato che l’Iran non ha inviato truppe in Iraq, ma sta assistendo Baghdad e la regione del Kurdistan “attraverso altri mezzi”.

L’allarme dei peshmerga: “Baghdad blocca armi diretti a noi”
Il 22 agosto i curdi avevano lanciato l’allarme: il governo iracheno – denunciava Rowsch Shaways, ex vice premier e oggi alla guida dell’offensiva dei combattenti curdi per riconquistare Mosul – starebbe bloccando le forniture di armi ai peshmerga che alcuni paesi stranieri hanno già inviato. “Non abbiamo ricevuto armi dai nostri partner internazionali. E’ Baghdad la causa perché questo non è avvenuto”, ha affermato Shaways in un’intervista rilasciata all’emittente Rudaw. Le armi che alcuni paesi occidentali, tra cui Italia, Germania e Francia, Usa, si sono impegnati ad inviare ai curdi transitano attraverso Baghdad, che ha la supervisione sul passaggio di equipaggiamento militare verso il governo della regione autonoma. Lo stesso Barzani lamentava il fatto che la sua divisione “non ha visto nessuna delle nuove armi”.

Barzani: “La diga di Mosul è nelle nostre mani”
“La diga di Mosul è saldamente sotto il controllo dei peshmerga”, ha detto ancora  Barzani smentendo le notizie pubblicate da alcuni siti iracheni, secondo le quali la diga di Mosul sarebbe tornata sotto il controllo dei jihadisti dello Stato islamico. I peshmerga hanno conquistato la diga, la più importante dell’Iraq, il 17 agosto scorso, dopo che era finita in mano ai jihadisti dello Stato islamico.

Unicef: “Isis ha ucciso 700 turcomanni”
Arrivano, intanto, notizie di una nuova strage. Circa 700 civili appartenenti alla minoranza turcomanna sciita, tra cui “bambini, donne e vecchi“, sono stati massacrati dai jihadisti nel villaggio di Beshir, nel nord dell’Iraq. Lo ha detto il rappresentante dell’Unicef in Iraq, Marzio Babille, precisando che la strage è avvenuta tra l’11 e il 12 luglio. La denuncia, che si basa sulle testimonianze raccolte dai profughi fuggiti da Beshir, arriva mentre si teme per la sorte di altre migliaia di turcomanni che i jihadisti assediano dallo scorso giugno nella città di Amerli. Come gli yazidi e i cristiani, i turcomanni sciiti sono tra le minoranze prese di mira dalle persecuzioni dell’Isis, che segue una dottrina fondamentalista sunnita.