E i nemici diventarono amici, come nell’8 settembre sintetizzato in “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores. L’Esercito Islamico in Iraq, responsabile del sequestro e dell’assassinio del giornalista italiano Enzo Baldoni nell’agosto del 2004, poco tempo dopo si è scisso in due fazioni, una delle quali si è alleata con l’esercito degli Stati Uniti per combattere le milizie di al Qaeda, in cui era confluita la fazione avversa. Oggi, con ogni probabilità, arruolata nelle fila dell’Isis che propugna il “Califfato islamico” tra Iraq e Siria. Non solo. A dispetto della linea dura sempre propugnata, anche prima dell’alleanza gli americani sarebbero scesi a patti con il gruppo composto da ex ufficiali di Saddam Hussein e integralisti islamici, liberando un loro capo detenuto. Lo racconta a ilfattoquotidiano.it Georges Malbrunot, giornalista francese che insieme al collega Christian Chesnot fu sequestrato nel triangolo sunnita iracheno dallo stesso gruppo di Baldoni e nello stesso giorno, il 20 agosto 2004.

Solo che Chesnot e Malbrunot tornarono a casa, dopo quattro mesi di trattative gestite dal Dgse, il servizio segreto francese. Grandi eseperti di Medio Oriente, raccontarono poi in un libro (“Prigionieri in Iraq”, Il Saggiatore 2005) non solo i retroscena del loro sequestro, ma anche tutto quello che erano riusciti a sapere sull’Esercito islamico che li aveva tenuti rinchiusi per tutto quel tempo. Ma dopo la pubblicazione del libro sono emersi nuovi particolari, che finiscono per toccare anche la vicenda di Baldoni.

“Abbiamo saputo solo poi che per la nostra liberazione era stato pagato un riscatto dal Qatar”, racconta Malbrunot, oggi impegnato a chiudere un nuovo libro sui “black file” nei rapporti tra Francia e Siria, “Les chemins de Damask”, in uscita a ottobre . Un articolo del Times del 22 maggio 2006 lo quantifica in 15 milioni di dollari, basandosi su documenti in possesso delle forze di sicurezza irachene. Il governo francese ha sempre smentito di aver pagato per riavere indietro i due reporter. E aggiunge che anche l’Italia avrebbe messo mano al portafogli: 5 milioni per Simona Pari e Simona Torretta, le operatrici di Un Ponte per… rapite a Baghdad due settimane dopo l’assassinio di Baldoni, e 6 per Giuliana Sgrena, inviata del manifesto sequestrata nel 2005. E mentre nella loro controinchiesta Chesnot e Malbrunot hanno sottolineato che i servizi francesi si dicevano molto timorosi di un intervento americano che ostacolasse la loro liberazione, in seguito è emersa una verità ben diversa: “Molto probabilmente siamo stati rilasciati anche perché le autorità Usa hanno accettato di rilasciare uno dei capi dell’Esercito islamico in Iraq, Sabah al Qaisi. Lo abbiamo appreso da un giornalista di Al Jazeera vicino ai nostri carcerieri. Fu il diretto intereressato, al Qaisi, a confidare ai suoi compagni di aver riconquistato la libertà in cambio di quella ‘dei due giornalisti francesi'”.

La stagione dei sequestri anticipa il periodo più buio dell’Iraq, dove all’epoca si contano migliaia di morti al mese in attentati, rappresaglie fra sciiti e sunniti, esecuzioni sommarie perpetrate da gruppi qaedisti, pesanti interventi delle truppe Usa. L’utopia di un Iraq felicemente democratizzato dopo la caduta e la morte di Saddam Hussein affonda in un lago di sangue e ai piani altri di Washington si cambia strategia. “Nel 2006 l’Esercito islamico in Iraq si spaccò in due. Una parte si mise a combattere con i ‘Sons of Iraq‘ (un’alleanza di capi tribali sunniti sorta in riposta alle brutali violenze dei jihadisti impegnati a combattere gli occupanti americani, ndr), un’altra parte andò con al al Qaeda”. Così i Son’s of Iraq divennero ufficialmente alleati degli ex nemici americani contro la minaccia fondamentalista. “E’ possibile”, aggiunge Malbrunot, “che oggi parte del gruppo che sequestrò Baldoni e noi sia confluito nell’Isis”. Almeno un nome, e di alto livello, ritorna. Quello di Abdullah al Janabi, predicatore estremista indicato come attuale responsabile dell’applicazione della sharia nelle aree dell’Iraq controllate dall’Isis. Ai tempi dei sequestri era un importante fiancheggiatore dell’Esercito islamico, nella sua roccaforte di Falluja