Il Pd dell’Emilia Romagna disobbedisce al segretario Matteo Renzi e fa di testa sua. In direzione regionale, ha deciso che le primarie per designare il candidato per il post-Errani non saranno solo del Pd ma di coalizione, quindi aperte anche a Sel e al Centro Democratico. Ieri, invece, Renzi aveva dichiarato: “Io una maggioranza con chi mi accusa di essere autoritario e pre-fascista non la farei: stiano al loro posto, vinceremo le regionali senza di loro”, bastonando duramente Sel. Ma Stefano Bonaccini, segretario Pd dell’Emilia Romagna ci tiene a precisare che: “Qui con Sel abbiamo governato bene, in quasi tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna siamo andati al voto insieme, pochi mesi fa, e mi auguro che ci possa essere una convergenza programmatica”, anche se Sel ha annunciato di non voler partecipare alle primarie del centro-sinistra.

Bonaccini mette però dei paletti: “Renzi”, dice, “ha detto una cosa condivisibile: se dovesse esserci una rottura nazionale è evidente che non potremo far finta di nulla e in ogni caso non siamo qui a pietire l’alleanza con nessuno o a farci ricattare”. Ma anche i vendoliani dell’Emilia Romagna, dal canto loro, non si rassegnano a separarsi dal Pd in Regione. “Se prevale l’emotività perde la politica”, avverte l’assessore regionale uscente Massimo Mezzetti riferendosi alla sfuriata di Renzi. Inoltre aggiunge : «I diktat nazionali non hanno mai funzionato granché a livello locale», quella di Renzi e del suo braccio destro Lotti «mi pare una esibizione muscolare dettata dall’età, immagino che Bonaccini, che ha qualche anno in più, sia maggiormente cauto”. “Non vorrei – avverte i dem – che il Pd dell’Emilia-Romagna fosse costretto più avanti a tornare a più miti consigli».

Insomma il clima tra i due partiti non è certo dei più idilliaci e sarà difficile trovare la convergenza auspicata da Bonaccini. Intanto oggi la direzione regionale del Pd ha stabilito le regole per le primarie accontentando, alla fine, chi i giorni scorsi aveva protestato per i requisiti “troppo rigidi” per potersi candidare, ad esempio l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani, renziano della prima ora e già sceso in campo per la poltrona di governatore. Il numero di sottoscrizioni dell’assemblea regionale del Pd, necessarie per poter partecipare alla competizione, è scesa ora dal 35 al 10% e la percentuale delle firme degli iscritti dal 20 al 3%.

Le primarie si terranno fra il 21 e il 28 settembre e le elezioni regionali tra il 16 e il 23 novembre. Bonaccini, considerato il candidato più probabile, continua a prendere tempo anche se fa un passettino in avanti: «Non dovessi essere arbitro ma giocatore è evidente che l’arbitro lo farà qualcun altro» dice e promette che la prossima settimana, dopo aver stabilito tutte le regole della competizione, i candidati sveleranno le loro intenzioni, lui in primis. Contro Bonaccini corrono: Matteo Richetti, renziano di primo rito e deputato Pd, che ha già alzato la mano per scendere in campo; Balzani, che punta a rottamare il modello Errani; l’assessore regionale alla Scuola Patrizio Bianchi, sostenuto dai prodiani, il sindaco renziano di Imola Daniele Manca e la vicepresidente della Regione Simonetta Saliera. Quasi tutti gli aspiranti governatori attendono le mosse di Bonaccini: la sua candidatura, del resto, potrebbe anche spingere diversi di loro a ritirarsi dalla corsa. Intanto nella federazione bolognese, guidata dal segretario Raffaele Donini, si è già discusso della lista dei consiglieri per le regionali. A Donini è stato proposto di fare il capolista. In lizza anche i due consiglieri uscenti Giuseppe Paruolo e Antonio Mumolo e l’ex assessore Teresa Marzocchi. Quando poi Donini dovesse approdare in Regione, a Bologna si aprirebbe una competizione del tutto nuova per il Pd, quella per scegliere un segretario provinciale che lo sostituisca, a meno che non decida di ricoprire entrambe le cariche.