La conferma è arrivata sull’emendamento della Lega Nord che ha fatto esplodere in un grido di gioia le opposizioni. Nella corrida del Senato la maggioranza va sotto grazie al voto segreto e se da una parte Matteo Renzi ostenta serenità e sicurezza, dall’altra lascia trasparire un po’ di nervosismo mentre parla alla direzione Pd: “L’idea che una riforma costituzionale si fa incappucciati di nascosto con il voto segreto è una cosa che non esiste”. Tuttavia “non è vicenda tutta interna al Pd anzi oggi scommetterei che sono stati altri” a votare contro. Nel merito “ragioneremo alla Camera se ha senso” la competenza per il Senato sui temi etici, passata col voto segreto al Senato. “Personalmente non credo”. Ma siccome bisogna accelerare e altri pericoli è meglio non correre, crepi l’avarizia: cambiamo l’Italicum.

Al Senato, dice, bisogna “cercare di alzare un po’ la soglia per il premio di maggioranza” e “introdurre le preferenze“. Davanti alla possibilità di introdurre le preferenze “credo che il Pd dovrebbe tornare indietro rispetto alla posizione tenuta fin qui”. “I correttivi” all’Italicum si possono fare ma “lavorando insieme ai contraenti del patto”. Secondo il presidente del Consiglio “stiamo mettendo fine a anni di bicameralismo perfetto che persino nella costituente fu visto come un limite”. Il lavoro “al Senato – ha aggiunto – richiede una gratitudine e un plauso vero ai senatori. Ringrazio uno per tutti, Sergio Zavoli“, la sua presenza è “dimostrazione di serietà e di impegno”.  “Siamo impegnati come Pd a fare tutte” le riforme che saranno incluse nel programma dei mille giorni” e su questo non molliamo di mezzo centimetro. Nell’operazione mille giorni le mettiamo tutte in fila”, assicura. 

Il segretario del Pd dice di rivendicare l’accordo “con Forza Italia sulle riforme, dopo anni in cui le riforme sono state fatte a colpi di maggioranza e abbiamo fatto bene a vedere le carte anche del M5s” anche se con i Cinque Stelle “abbiamo un problema, bisogna vedere in quali giorni vederli se pari o dispari…”. E conferma lo strappo con Sel: “Una maggioranza politica con uno che mi accusa di aver stuprato la Costituzione, di essere l’emblema della deriva autoritaria” al “limite del prefascismo, un’alleanza con questi non ce la farei. Se pensano di noi questo lo facciano per fatti loro”. Certo, per contro, “se tra noi c’è qualcuno che dice che dobbiamo mandare al voto un comune perché siamo in maggioranza con Sel è matto. Non si tratta di mettere in discussione” le giunte esistenti “a livello locale ma vinceremo le elezioni regionali anche senza di loro perché non abbiamo bisogno di esser ricattati sulla base dei voti”.

La riforma del Senato, ha aggiunto Renzi, è “straordinariamente importante e storica” e non è facile “farla sentendosi dire che noi siamo quelli della deriva autoritaria e farlo ignorando che vogliamo fare un referendum alla fine del percorso. Il presidente del consiglio ha anche chiesto “mandato alla direzione sulla necessità di apportare all’accordo sulla legge elettorale alcune modifiche”. 

Peraltro la direzione si svolge senza i senatori “impegnati in una battaglia molto molto dura al Senato. Da qui mandiamo a loro un messaggio di affetto, sostegno e vicinanza” ha detto poco prima il presidente dell’assemblea Pd Matteo Orfini nell’aprire la direzione del partito. I membri della direzione applaudono i colleghi senatori impegnati nel voto della riforma costituzionale. Quanto all’emendamento alle riforme passato col voto segreto “non è il remake dei 101 ma nel merito lascia l’amaro in bocca: ci possono essere dissensi, ma viene scritta pagina non positiva” quando ci si nasconde dietro il voto segreto. E, anzi, il presidente del Consiglio ha invitato i parlamentari che non sono d’accordo su alcuni provvedimenti a dirlo alla luce del sole. 

Per il resto rimane la disponibilità al dialogo, assicura Renzi: “Quando Chiti si è alzato in aula per cercare una mediazione il Pd ha detto ok. Sono stati altri a respingere al mittente la proposta di Vannino. Noi non vogliamo evitare il canguro, vogliamo evitare la lumaca, abbiamo uno stile nel fare le riforme”. “Il ‘canguro’ cos’è? – prosegue – Che se fai 10 emendamenti finalizzati a perdere tempo, approvandone uno si saltano gli altri. Non mi sembra una cosa così devastante”.Ad ogni modo Renzi respinge le accuse di autoritarismo: “Non ho mai visto degli autoritari proporre un referendum alla fine” del percorso delle riforme. Non si sono mai viste le polemiche come quelle di queste ore”.

Aldilà delle riforme, Renzi sottolinea che “varrebbe la pena di creare una task force del partito quando si fa un decreto”. “Per seguire il procedimento occorre che ci sia maggiore determinazione da parte nostra con i rappresentanti del Pd della Camera, del Senato, del partito e del governo in modo che ci sia un coordinamento – ha spiegato il capo del governo – E’ una cosa che è mancata, è una responsabilità che il presidente del Consiglio condivide con il segretario del partito. E’ fondamentale che ci sia attenzione maggiore”.