A poche decine di metri dal parco dove si tiene la festa c’è l’autodromo dove morì Senna e dove fino a 10 anni fa tutto il mondo, per tre giorni, puntava i fari. Poi la Formula 1 se ne andò, e quello rimase solo uno dei segnali di una crisi economica che in questo primo lembo di Romagna sta oggi toccando il suo picco. La Cesi, la più grande cooperativa edile della zona, 403 soci lavoratori e un indotto di 1125 imprese, è in liquidazione amministrativa coatta decisa dal ministro dello sviluppo economico Federica Guidi. Se non è un fallimento è qualcosa di molto simile: per i lavoratori il futuro è solo la disoccupazione.

Per questo, lunedì 21 luglio, si sono presentati in un centinaio alla serata di chiusura della Festa de l’Unità cittadina per incontrare Giuliano Poletti, ministro del Lavoro. Lui, imolese, per anni capo della Lega delle cooperative, molti di quegli operai li conosceva di persona. Non c’è stato un fischio, non una contestazione nei suoi confronti. Per ora gli operai vogliono fidarsi del loro conterraneo. Che più di tanto però non ha potuto promettere: “In questi cinque anni nel settore delle costruzioni hanno chiuso 13mila imprese e 500mila persone hanno perso il lavoro. Questo è un mercato che è crollato del 50 per cento”, ha spiegato il ministro ai lavoratori. “Bisogna lavorare perché ci siano gli ammortizzatori sociali che tutelino il reddito di questi lavoratori, ma bisogna provare a immaginare anche altre risposte”. Qui la Cesi è come la Fiat di una volta a Torino. Chiunque ha un parente che ci lavora.

Molte delle case costruite nella cittadina, e tutto intorno sino a Bologna, portano il marchio della coop rossa. La notizia, arrivata a fine giugno, che dopo la presentazione da parte di un creditore di una istanza di fallimento al tribunale di Bologna la crisi era pronta ad abbattersi sul colosso delle costruzioni, ha lasciato tutti di sasso. Poi è arrivata la liquidazione dal ministero è l’incubo è diventato realtà. “Non abbiamo ancora capito neanche noi che cosa è successo. Sicuramente ci sono stati investimenti sbagliati nel periodo sbagliato, però non può essere tutto lì”, dice Maria, da 30 anni dentro la Cesi. “La crisi non è arrivata da un giorno all’altro, ma comunque in brevissimo tempo. Prima gli impiegati hanno cominciato coi contratti di solidarietà a settembre dell’anno scorso. Non sembrava un problema così grande, ma una cosa risolvibile in qualche maniera, con un po’ di ammortizzatori. Si prospettava al massimo una riduzione di personale visto la crisi del comparto di costruzioni”. E invece poi è arrivato il crac.

Quando Daniele, da 40 anni dentro la Cesi, prende la parola dal palco, con Poletti lì in piedi a pochi metri, in tanti tra il pubblico piangono. In questa terra di gente abituata a rimboccarsi le maniche e fare da sé, la speranza adesso viene da Roma: “Il prossimo mercoledì 23 luglio si terrà al ministero del Lavoro l’esame per la concessione della cassa integrazione straordinaria per 12 mesi. Siamo certi che il ministero abbia la consapevolezza che senza questa si aprirebbe uno scenario disastroso”. In molti però hanno già preso a cercare un altro lavoro. Magari fuori dall’Italia, perché qui, una volta terra di immigrazione “non si trova più niente”. Antonio, da 24 anni in azienda fino all’8 luglio era un gruista. Adesso sta pensando di emigrare: “Adesso per colpa di qualche dirigente siamo rimasti a casa perché l’azienda è fallita. Ho una famiglia da mantenere, i figli che vanno a scuola. Sto cercando lavoro ma è molto difficile e non è detto che non vada via”, spiega a ilfattoquotidiano.it.

La speranza, oltre alla cassa integrazione, ora si chiama newco. Da tempo si parla infatti della volontà di Legacoop di creare una nuova azienda, una mega cooperativa nuova di zecca, che assorba la Cesi e altre aziende omologhe in difficoltà della zona. La vicenda peraltro potrebbe avere dei risvolti politici di non poco conto. In una città rossa come Imola, dal secondo dopoguerra sempre amministrata dal Pci-Pds-Ds-Pd, il crac di una coop rossa come la Cesi rischia di avere un impatto importante in vista anche delle prossime elezioni regionali di ottobre-novembre. Daniele Manca, sindaco dal 2008, è considerato uno dei papabili per la successione di Vasco Errani alla guida dei palazzi di Viale Aldo Moro. Di fronte alla vertenza Cesi non potrà quindi sbagliare se non vorrà che lo scontento delle famiglie imolesi getti un’ombra sul suo futuro politico.