Kingselfie: così il giocatore belga Dries Mertens ha definito il selfie con il re. Anche durante i Mondiali 2014 sono state scattate milioni di foto con calciatori e allenatori. I leader politici si sono prestati e hanno cercato di aumentare la popolarità con selfie, foto negli spogliatoi o sul divano di casa.

Politica e calcio sembrano andare a braccetto con i leader che fanno di tutto per salire sul carro del vincitore e far crescere il proprio indice di gradimento. Qualcuno rischia e non gli va bene, come Cameron in occasione della partita tra Italia e Inghilterra, o qualcuno che approfitta di partite facili come Hollande che, in cerca di consensi, ha fatto installare un maxischermo all’Eliseo per la partita d’esordio contro l’Honduras, vinta poi 3 a 0. Le statistiche sembrano, però, dire altro: mai c’è stato un collegamento tra le vittorie del Brasile ai mondiali e indice di gradimento del leader politico in carica.

Certo è che quando le nazionali giocano, anche premier e capi di Stato diventano tifosi e nell’era dei selfie e di fotocamere e smartphone a portata di mano, anche in Brasile i politici cercano in tutti i modi di accrescere la propria popolarità con qualche voto in più nelle urne, cercando di apparire solo nei momenti migliori, quelli delle vittorie. Ci sta provando in tutti i modi la padrona di casa, Dilma Rousseff, per le elezioni presidenziali di ottobre in cui cercherà di strappare il secondo mandato. Per ora non le è andata bene: nella partita d’esordio tra Brasile e Croazia è stata accolta con sonori fischi. Pare che nonostante il passaggio ai quarti, la situazione non sia migliorata.

Alla cancelliera tedesca Angela Merkel è andata meglio. Dopo la vistosa esultanza (vedi fotogallery) per i quattro gol segnati al Portogallo, è scesa negli spogliatoi cavalcando l’onda della vittoria, accettando addirittura un selfie con Podolski, prontamente twittato dall’attaccante:

Non si è risparmiato alla moda del selfie nemmeno il re del Belgio che, forte dei 9 punti conquistati nel girone, ha cominciato a fare foto con tutti i calciatori, partendo da Mertens fino ad arrivare al giovane Origi.

Poi ci sono i politici da divano, quelli che in un modo o nell’altro vogliono far capire che stanno seguendo la partita anche se non sono allo stadio. Il presidente dell’Iran, Hassan Rohani, era comodo nel salotto di casa con tè e snack per dare l’appoggio alla sua squadra. Lo stesso ha fatto Barack Obama che in più occasioni si è fatto fotografare prima di una partita degli Stati Uniti. Facile, facile e senza sforzi alcuni, tanto in Brasile ci è andato il vicepresidente Joe Biden che dopo le partite si è intrattenuto negli spogliatoi per molto tempo, foto e video erano d’obbligo.

Più dinamici sono sembrati gli altri leader. È condivisibile l’esultanza in jeans e maglietta della Costa Rica del presidente Luis Guillermo Solis, nemmeno aveva immaginato di arrivare ai quarti dopo il girone di ferro. Foto di gruppo, invece, per Enrique Pena Nieto, presidente del Messico, e il suo staff. Le braccia alzate nello stesso momento e la predominanza di cravatte verdi fanno pensare a una foto studiata a tavolino. 

In Italia, invece, i principali leader politici sono stati in silenzio sia prima sia dopo la disfatta, anche se da sempre siamo abituati a presidenti della Repubblica (vedi Pertini e Napolitano) in tribuna solo se le cose vanno veramente bene. Nemmeno un tweet per Renzi, Grillo, Berlusconi e Alfano che si sono tenuti ai margini della manifestazione sportiva. Il senatore di Forza Italia Andrea Mandelli ha però notato che nel giorno della partita decisiva contro l’Uruguay, Matteo Renzi, dopo il discorso sul semestre europeo al Senato, usciva ed entrava dall’aula in continuazione. Pare una vera e propria cronaca: “Ore 18, il premier esce improvvisamente dall’aula”, “Ore 18:49, il premier rientra” e “Ore 19 il premier esce di nuovo dall’aula”.

Twitter: @carlovalentino2