“Ci vuole una monarchia rinnovata per un tempo nuovo. La corona deve essere vicina ai cittadini e guadagnarsi il loro rispetto”. Sono le parole del nuovo re di Spagna Felipe VI (succeduto al padre Juan Carlos I di cui dice: “Mi lascia un’eredità politica straordinaria”) pronunciate questa mattina davanti al Parlamento. Ieri, in una breve e solenne cerimonia a Palazzo Reale, aveva controfirmato come ultimo atto da capo dello Stato la sua abdicazione. Dopo 39 anni di regno, il monarca che ha traghettato la Spagna dalla dittatura alla democrazia, ha ceduto simbolicamente la poltrona al figlio Felipe che oggi sarà proclamato re davanti alle Cortes. E mentre il governo lavora contro il tempo per approvare una legge ad hoc per garantire uno scudo giuridico a don Juan Carlos, che con la consorte Sofia manterrà per decreto il trattamento di maestà, nella capitale fervono i preparativi. Madrid si risveglia invasa dai colori della bandiera. Balconi, edifici istituzionali e negozi appendono il giallo e rosso nazionale e distribuiscono fotografie dei nuovi reali (oltre 50mila finora) come nel più classico dei merchandising. La capitale è pronta a celebrare l’evento più importante della storia recente: 15mila fiori, bandiere rosse e gialle in 470 lampioni, 40 cabine telefoniche, 730 autobus oltre a 53 cartelloni pubblicitari con la gigantografia di Felipe e la moglie Letizia Ortiz. E non solo.

MANCANZE REALI. Nella sede dalla Camera bassa del Parlamento, davanti ai membri del governo, i deputati e i senatori, Felipe VI, con la divisa di capitano generale, giura sulla costituzione e pronuncia il suo primo discorso da sovrano. Una cerimonia laica – ha fatto discutere la mancanza di un crocifisso – alla quale il vecchio sovrano Juan Carlos non assiste alla proclamazione del figlio. Nemmeno la sorella di Felipe, la infanta Cristina, imputata insieme al marito e duca di Palma Iñaki Urdangarin per il caso Nóos è presente. Anzi, sul sito ufficiale della Casa Reale che all’alba ha rinnovato la sua home, Cristina e la sorella Elena sono già state depennate. Al loro posto due piccole biografie delle figlie di Felipe e Letizia. Al termine i nuovi reali, Felipe e doña Letizia, con le figlie Sofia e Leonor, l’erede al trono più giovane d’Europa, sfilano su una Rolls Royce per le vie principali di Madrid fino a raggiungere il Palazzo Reale, dove ad attenderli ci sono oltre 2 mila invitati dell’alta società iberica.

REPUBBLICANI AL BANDO, CITTA’ BLINDATA. La Polizia di Madrid lo ha detto chiaro e tondo: niente bandiere o simboli repubblicani durante la sfilata in auto dei reali. Richiamando alla nuova legge sulla Sicurezza cittadina, oggi a Madrid è vietato qualsiasi concentrazione che possa creare disordine pubblico. Lo ha stabilito il Tribunal Supremo, dopo che alcuni rappresentanti del gruppo Coordinamento repubblicano avevano convocato una manifestazione a favore del referendum e contro la monarchia in Puerta del Sol. Sarà per questo che il dispiegamento delle forze dell’ordine è senza precedenti: oltre 7 mila agenti – 4300 poliziotti e 2672 agenti della guardia civil – 120 franchi tiratori, 3 elicotteri che sorvoleranno la capitale e 40 esperti che terranno d’occhio il sottosuolo della città.

DISORDINI CATALANI. Se Madrid resta blindata, a Barcellona è giorno di mobilitazione. In varie città della Catalogna a partire dalle 11.30 sono previsti cortei e sfilate promossi da Jerc, la gioventù del partito di Esquerra Repubblicana. Gli organizzatori puntano a “evidenziare la mancanza di democrazia”, cioè che il capo dello Stato dello Stato spagnolo non sia eletto dai cittadini, ma che riceva il suo titolo per eredità. I giovani di Erc affermano che Juan Carlos I è stato “l’erede del mandato del dittatore Francisco Franco” e fanno sapere che non accettano “la corona”. “Dobbiamo cominciare a costruire un Paese senza re né regine”.

LA SPAGNA DIVISA TRA REPUBBLICA E MONARCHIA. La maggioranza degli spagnoli vuole un referendum che decida tra monarchia e repubblica. Secondo un sondaggio commissionato dal quotidiano El Pais tra il 4 e 5 giugno, a voler esprimersi direttamente sul destino dei reali è il 62 per cento degli intervistati. Ma il 49% sceglierebbe Felipe VI, quindi per la monarchia, e solo il 36 per cento un presidente, quindi per la repubblica. Proprio il giorno in cui il re decise di cedere il potere a Felipe migliaia di manifestanti avevano chiesto la fine della monarchia. I fautori della monarchia sono però ancora parecchi. E Felipe VI gode di un’alta reputazione.

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