La Cassazione conferma il proscioglimento per il neogovernatore dell’Abruzzo Luciano D’Alfonso in riferimento all’inchiesta sull’urbanistica, che lo aveva coinvolto quando era sindaco di Pescara. Secondo la Cassazione, infatti, “il fatto non sussiste”. I supremi giudici hanno infatti respinto il ricorso del pm contro il proscioglimento emesso dal gip il 4 aprile 2013. Per questa inchiesta, D’Alfonso (Pd) si era dimesso da sindaco. Alle ultime elezioni regionali si è candidato come governatore dell’Abruzzo e ha superato l’avversario del centro-destra Gianni Chiodi, ottenendo il 46,2% delle preferenze

Insieme al proscioglimento di D’Alfonso, è diventato definitivo anche quello per le altre persone indagate nell’ambito della stessa inchiesta: Guido Dezio, Licio Di Biase, Vincendo Dogali, Giuseppe Bruno, Alfio Sciarra, Lorenzo Di Properzio, Giovanni Di Vincenzo, Michele D’Andrea, Franco Lamante, Ennio Chiavaroli, Gaetano Silveri, Nicandro Buono, Nicola Ferrara, Nicola Di Mascio, Alessandro Di Carlo e Franco Olivieri. Secondo quanto aveva sostenuto la procura le accuse, a vario titolo, erano di corruzione e concussione per lavori concessi e promessi in cambio di favori. Una tesi che è stata però smentita dalla Sesta sezione penale della Cassazione con il verdetto emesso dal collegio presieduto da Alfonso Di Virginio. I fatti addebitati si riferivano a un periodo che terminava il 31 dicembre 2006 e riguardavano gli accordi di programma (circa una ventina) per il biennio 2006-2008 del Comune di Pescara.