È un tema declinato molto spesso al femminile. Riguarda, in modo democratico, otto donne su dieci. Lungi però dall’essere solo una questione estetica, da tempo ormai è sempre più considerato un problema di salute. Lo dimostra il progetto dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (O.n.da) , che “Promuove una cultura della salute di genere”, e della BioNike, intitolato “In gioco c’è la tua pelle – Previeni la cellulite”. Una pubblicazione divulgativa che prende spunto da un’indagine conoscitiva condotta nel 2013 su tutto il territorio nazionale, su un campione di 551 donne di età compresa tra 13 e 70 anni, dall’International-italian society of plastic-aesthetic and oncologic dermatology (Isplad) e dalla stessa BioNike, con l’obiettivo di creare un Osservatorio italiano sulla cellulite che raccolga informazioni di ordine clinico ed epidemiologico. Dagli Usa invece arrivano le ultime novità: le onde radio e l’utilizzo di un batterio.

Proprio sull’approccio clinico si sta sempre più indirizzando anche la ricerca di efficaci rimedi contro la cellulite. L’attenzione delle donne alla propria salute e benessere non sembra, infatti, conoscere crisi. Gli interventi estetici, compresi quelli anticellulite, registrano un incremento del 15% – fatte salve le operazioni di chirurgia plastica in calo – come sottolineano gli stessi specialisti della Società italiana di medicina estetica (Sime), riuniti in questi giorni a Roma per il loro annuale congresso. “In relazione alle abitudini di vita, le donne – si legge nell’indagine dell’O.n.da – dimostrano di avere una certa attenzione e diligenza. Se si esclude il piacere del caffè, cui solo una su quattro riesce a rinunciare, la maggior parte di loro, l’81%, non assume alcol, il 60% mangia insipido e il 77% non fuma. Il 13% delle intervistate considera, inoltre, la cellulite tra i responsabili della propria infelicità e motivo di difficoltà socio-relazionali, fenomeno che gli esperti definiscono dismorfofobia, o disturbo dell’immagine corporea”.

Infiammazione del tessuto sottocutaneo ricco di cellule adipose, 35 miliardi nel corpo femminile contro i 28 dell’uomo – ecco in parte spiegata la disparità di genere -, la cellulite è causata da molteplici fattori, ormonali, genetici, circolatori, alimentari o legati al proprio stile di vita. Per combatterla continuano a farla da padrone i rimedi più tradizionali, attività fisica come nuoto o camminata veloce, massaggi e, su tutti, l’uso di creme anticellulite, al sale o contenenti ad esempio caffeina, ippocastano o centella asiatica. Lo dimostrano gli ultimi dati presentati nei giorni scorsi a Bologna da Cosmetica Italia, associazione nazionale delle imprese cosmetiche, in base ai quali il fatturato dei prodotti per il corpo, di cui gli anticellulite rappresentano una larga fetta, ha raggiunto i 444 milioni di euro nel 2013, pari al 25% di tutti i cosmetici venduti nelle farmacie. “Il 64% delle donne intervistate – confermano i dati dell’O.n.da – fa abitualmente uso di creme dermatologiche”.

Accanto alle classiche creme contro la cellulite, iniziano però a farsi largo anche strategie di contrasto differenti. Le ultime novità vengono dagli Usa, presentate al congresso dell’American society for aesthetic plastic surgery (Asaps), che si è svolto nelle scorse settimane a San Francisco. Si tratta di due metodi d’intervento diversi. Il primo è basato su un farmaco biologico, derivato dal batterio “Clostridium histolycum” e approvato recentemente dalla Food and drug administration (Fda), l’ente americano di controllo sui farmaci, per il trattamento di una patologia delle mani che causa la flessione di una o più dita. Lo stesso farmaco, secondo una ricerca ancora in fase di sperimentazione, riesce a svolgere un’azione di contrasto alla cellulite migliorando lo stato della pelle, grazie a un enzima del batterio in grado di scioglierne i noduli. L’altra strategia utilizza, invece, un dispositivo medico a radiofrequenze, capace di indurre selettivamente le cellule adipose a suicidarsi, innescando un processo biologico di morte cellulare programmata noto come “apoptosi”.