Social addicted, giovane, con l’aria del vicino della porta accanto, il primo. Tradizionalista, serio, in giacca e cravatta ma scarpette da jogging, l’altro. Antonio Decaro e Domenico Di Paola, opposti sotto ogni aspetto, avevano reagito anche diversamente al risultato consegnato dalle urne il 26 maggio. Gongolante il candidato del centrosinistra che solo per un soffio non s’è infilato la fascia al primo turno, scoraggiato da una difficilissima remuntada quello del centrodestra.

Alla fine i nervi saltano ad entrambi e il fair play iniziale lascia il passo al duello più serrato. Il primo a perdere le staffe è stato Mimmo Di Paola all’indomani del primo turno. I 24 mila voti di scarto tra lui e Decaro li addebita al Movimento 5 Stelle e ai giornalisti. “Non ho le prove ma quella tra Antonio Decaro e i grillini è un’unione di fatto” accusa Di Paola. La teoria: Sabino Mangano, il candidato di Beppe Grillo, ha portato a casa il 7,5% dei voti, i candidati pentastellati alle europee nello stesso giorno hanno raggiunto il 25%.

Il 18% che manca a Mangano, per Di Paola, è andato a Decaro. Il mirino si sposta immediatamente dopo sui giornalisti “incompetenti, schierati e poco professionali”. Rincara la dose Paolo Lepore, di Di Paola cognato, e la rissa, sul marciapiede di fronte al quartier generale dello sfidante, la si sfiora appena e la si doma a fatica. Non c’è tempo di prender fiato perché nel tritacarne della campagna elettorale finiscono persino le scarpe dell’ex amministratore unico di Aeroporti di Puglia, lavate con lo champagne. L’interessato serafico spiega: “È una tecnica che ho imparato a Londra”, nell’evento organizzato da Olga Berluti, discendente dei produttori di scarpe di lusso, che ogni anno celebra il rito della lucidatura con lo champagne.

Decaro per tutta risposta si mostra su Facebook mentre lucida i piatti di casa sua. Di mezzo una girandola di impegni e tour tra mercati e quartieri con un’accelerata sui programmi. Per entrambi la giunta è un perfetto mosaico tra uomini e donne. “Con persone che si dedichino ai cittadini, senza auto blu ma sole biciclette” specifica Decaro. “Con figure competenti, anche tecnici, come un soprintendente alla Cultura” rilancia Di Paola. “Voglio una Bari con una prospettiva internazionale” aggiunge quest’ultimo. “Come la farai?” gli chiede lo sfidante che a sua volta promette: “Nei primi 100 giorni inserirò 400 euro al mese per 400 baresi”. “Come lo farai?” ribatte Di Paola. All’improvviso la schiarita. “Guardiamo insieme la partita di calcio decisiva per il Bari” chiede a mezzo stampa il candidato del centrodestra all’avversario. “No, grazie” è la risposta. “Teniamo fuori il tifo e la squadra dalla campagna elettorale e la prossima volta per un invito mi basta un sms” affonda Decaro.

Ad alimentare il dibattito anche gli apparentamenti. Alla fine squadre invariate ma nel centrodestra le acque si agitano all’interno. Fratelli d’Italia lancia stoccate, senza riferimenti diretti, a Ncd “gli schettino della coalizione che lasciano la barca prima che affondi” dicono dal partito di Giorgia Meloni commentando lo scoramento che caratterizza la volata al ballottaggio. Archiviata in breve tempo l’ipotesi di apparentamenti con il magistrato Desirèe Digeronimo: “A casa mia mi hanno insegnato che alle richieste si risponde di no” scrive lei su Facebook. I nervi saltano definitivamente in zona Cesarini. “Che farà se sarà accolto il ricorso contro la sua assoluzione?” chiede a Decaro in un confronto tv una giovane sostenitrice dell’avversario. “Leggete il labiale – risponde piccato lui – sono stato assolto”, prima di rivolgersi direttamente al suo contendente e affondare la lama: “Tu sei indagato per corruzione”, “no” ribatte Di Paola. “Se non è vero querelami domani mattina” insiste Decaro. “Non sono indagato” si difende Di Paola che dall’accusa di corruzione formulata nel processo La Fiorita, è passato a quella di abuso di ufficio, in via di prescrizione. Alla fine la querela è arrivata giovedì sera (5 giugno).

Ad ore calerà il silenzio su entrambi. Mentre Decaro sforna spot e video ironici, in cui compaiono Matteo Renzi e Giampiero Galeazzi, Di Paola dovrebbe poter contare sulla presenza di Raffaele Fitto che fino ad ora non s’è visto. “Sono abituato a tirare la carretta da solo” dice lui.

E spunta il giallo dell’ultimo minuto. Stessa città, stessa piazza, stessa ora. Persino gli altri ospiti coincidono. Ma gli organizzatori negano: “Il figlio del boss Savinuccio Parisi non l’abbiamo mai invitato”. Questi i fatti. Il centrodestra decide di chiudere la campagna elettorale in una piazza del quartiere San Paolo. Prima uno spettacolo affidato al comico locale Uccio De Santis, poi musica e discorsi finali prettamente politici: Francesco Schittulli, Gianni Alemanno, Giorgia Meloni, Massimo Cassano, Raffaele Fitto. Del cantante Tommy Parisi nemmeno l’ombra. Su Facebook, però, è proprio il giovane ad annunciare un suo concerto per la stessa ora, nella stessa piazza persino con lo stesso ospite: Uccio De Santis. Dal comitato Di Paola assicurano: “Non ne sappiamo nulla”.

Ma ormai la polemica è scoppiata. Savinuccio Parisi è, infatti, il capo dell’omonimo clan, costola della Sacra Corona Unita. La figura di Tommy, quindi, è considerata inopportuna. Come siano andate realmente le cose non è dato saperlo. Il concerto del giovane cantante, però, alla fine slitta alle 21, il tempo di far spostare il centrodestra in un’altra zona della città. Poche ore e si deporrano le armi nell’attesa di conoscere chi avrà convinto maggiormente i baresi. Se Antonio Decaro, in vantaggio ai nastri di partenza, o Mimmo Di Paola che deve combattere con l’incubo astensionismo, storica spina nel fianco del centrodestra nei ballottaggi. “Andiamo a vincere” ripete come un mantra Antonio Decaro. Mentre Di Paola guardando a quei 24 mila voti di scarto non intende issare bandiera bianca: “Nulla mi piace più delle partite che sembrano perse”.