“Un comportamento inspiegabile”. È la motivazione della sentenza con la quale la Corte dei Conti di Firenze ha condannato il senatore “craxiano” Lucio Barani – segretario del Nuovo Psi e componente del gruppo di centrodestra Gal, Grandi Autonomie e Libertà – a risarcire l’erario 1.919 euro, per i doppi rimborsi, ritenuti illeciti, di cui ha usufruito tra il 2004 e il 2009, periodo in cui era anche sindaco di Villafranca in Lunigiana. Con lui condannato anche Alfeo Bragoni, responsabile del servizio economico-finanziario del Comune, accusato di aver autorizzato rimborsi non dovuti. Per lui la somma da restituire è di 4.477 euro.

Nel mirino della giustizia sono finiti diversi rimborsi spese di cui il senatore avrebbe usufruito durante il suo doppio mandato: le spese per un ricevimento all’ambasciata di Tunisia nel 2007 (per un totale di 1400 euro), tredici trasferte a Roma dal 2008 al 2009 e altri 28 viaggi in diverse località dal 2006 al 2009. Tra i rimborsi ritenuti illeciti era finita anche un’indennità di fine mandato, su cui alla fine il senatore e il dirigente Bragoni sono stati assolti perché, secondo il collegio, “la decisione non è stata dettata da negligenza qualificabile in colposa”.

La condanna è arrivata per 6.396 euro che il Comune di Villafranca ha liquidato a Barani come indennità di missione del 2008, non finite in prescrizione come invece accaduto per altre spese. Tra queste rimborsi spese per missioni a Roma che il Comune lunigianese ha liquidato a Barani per vitto, alloggio, trasporti, mentre negli stessi giorni prendeva parte alle sedute alla Camera – all’epoca era deputato nella gruppo Dc per le Autonomie-Nuovo Psi – e godeva quindi anche dell’indennità parlamentare. La magistratura contabile ha sottolineato come Barani abbia usufruito per il suo soggiorno a Roma di doppi rimborsi spese “quello a piè di lista a carico del Comune, oltre a quello forfettario costituito dalla diaria parlamentare”. “Inspiegabile – hanno commentato i giudici – il comportamento di Barani per le spese di viaggio. Poteva avvalersi della carta di libera circolazione sui treni il cui uso sarebbe stato legittimo, trattandosi di viaggi per partecipare alle sedute parlamentari. Ha però preferito acquistare il biglietto mettendo così a carico del Comune una spesa certamente evitabile”.

Il collegio della Corte dei Conti ha anche sottolineato la “grave negligenza di Bragoni nella sua veste di dirigente del servizio economico e finanziario”. Per le “missioni organi istituzionali”, infatti, affinché possa essere riconosciuta la legittimità della spesa di rappresentanza, occorre che questa sia prevista per specifico regolamento interno, che venga contabilizzata e sia rispondente a fini istituzionali dell’ente. Tutto questo non è mai stato fatto: Barani, nella sua richiesta di rimborso si limitava a un’autocertificazione, “mentre sarebbe servita – fa sapere il collegio – “un’attività preliminare di controllo e di valutazione sulla rispondenza della documentazione”.