Per uccidersi si è sferrata alcune coltellate all’addome, che le hanno provocato emorragie mortali. Si è suicidata così Maria B., 47 anni, operaia del reparto logistico Fiat a Nola. Da sei anni era in cassa integrazione, ma l’ammortizzatore sociale sarebbe scaduto il prossimo 13 luglio. La donna è morta martedì scorso nella propria abitazione di Acerra (Napoli), ma il cadavere è stato ritrovato solo ieri sera (sabato 24 maggio). A dare l’allarme alcuni sono stati alcuni vicini preoccupati dei cattivi odori che provenivano dall’appartamento chiuso dall’interno.

La donna, dalla separazione dal marito – avvenuta qualche anno fa – viveva da sola nel Rione Spiniello e secondo gli amici e colleghi soffriva di crisi depressive. Il 2 agosto 2011, la 47enne, dopo che un operaio dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco aveva tentato di togliersi la vita ferendosi più volte con un’arma da taglio, aveva scritto una sorta di articolo dal titolo “Suicidi in Fiat”, pubblicato un anno più tardi sul sito del Comitato mogli operai Pomigliano, del quale la 47enne faceva parte. “L’intero quadro politico-istituzionale – scriveva la donna – che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali”. Nello scritto, Maria B. accusava Fiat e l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, di “fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione”. E aggiungeva: “‘Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”.

Gli investigatori non hanno dubbi sulla dinamica e le cause della morte. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna, l’operaia si è stesa sul letto, e dopo essersi ferita con un coltello da cucina, ha cercato di raggiungere il telefono, senza però riuscire ad afferrarlo per le forti emorragie interne che l’hanno soffocata. Sarà comunque l’autopsia disposta dal magistrato di turno a confermare l’ipotesi degli investigatori.