Silvio Berlusconi tenta l’impresa disperata – non arrivare ultimo tra quelli che contano – e arriva a dire che Grillo quell’incidente stradale di trent’anni fa ormai arcinoto lo volle “e questo dice sulla sua natura”. Grillo e Gianroberto Casaleggio pensano già al dopo: il primo invoca di nuovo i processi online per politici, imprenditori e giornalisti, mentre il secondo si mette a disposizione per un posto di governo (se il movimento lo vorrà). Ma a essere più attivo nel finale di questa campagna elettorale è il presidente del Consiglio Matteo Renzi: è ovunque in tv e in radio (solo oggi Rtl, Radio 105, Otto e mezzo, domani Radio Anch’io e Porta a Porta) e in piazza (domani a Roma, giovedì a Firenze). Il capo del governo ostenta sicurezza, ribadisce che non c’è un legame tra l’appuntamento elettorale e gli effetti sul percorso dell’esecutivo: “Non mi dimetto neanche se vado sotto al 30%”. Da una parte è tentato dal duello con il Movimento Cinque Stelle e replica a Casaleggio: “Lui e Grillo ministri? Servono persone serie”. Dall’altra sembra crederci: “Saremo davanti a Grillo e a casa non mi ci manda lui, ma il Parlamento”. Alla fine però, dopo aver martellato per giorni sulla differenza tra chi spera e chi distrugge, ora esce allo scoperto e fa intendere che il primo pericolo per il Pd potrà essere l’astensionismo: dunque lancia l’hashtag #unoxuno e invita tutti gli elettori a “portare un amico” alle urne. “I sondaggi sono ottimi – dichiara il capo del governo – ma serve il vostro aiuto”. 

A tre giorni dal voto, ci si gioca tutto sugli indecisi. Bisogna convincerli che quello per il Pd è un voto utile. Non perché, come vorrebbe far credere Grillo, sia in gioco la vita del governo. Ma perché un Pd “forte” può meglio di chiunque altro fare gli interessi dell’Italia in Europa. E’ questo l’argomento da usare con i delusi di Grillo e Berlusconi: “L’unica vera strada per rendere forte, autorevole e credibile l’Italia in Ue” è il Pd. Certo, però, ai fini del risultato delle europee “molto dipenderà da quanta gente va a votare”.

La sfida finale su Rai3
La partita si giocherà fino all’ultimo voto. La sfida finale è in programma venerdì sera in tv per i leader delle tre principali forze, prima del silenzio elettorale in vista del voto per le europee di domenica. In programma, a partire dalle 21.05 su Rai3, tre conferenze stampa di 40 minuti, tutte in diretta, con un moderatore e quattro giornalisti a porre le domande, che non varieranno nel corso della serata. Avvantaggiato per l’orario sarà Berlusconi, primo a scendere in campo in base al regolamento della commissione di Vigilanza. Toccherà poi a Grillo, che al momento ha dato la sua disponibilità, e infine a Renzi che avrà l’ultima parola. 

Renzi agli elettori Pd: “I sondaggi sono ottimi, ma abbiamo bisogno di voi”
Così, tra le ultime mosse per mettere la prua davanti a quella dei Cinque Stelle, scrive una lettera agli elettori del Pd. Un appello ad andare a votare a convincere un’altra persona a votare Pd. “Porta un amico al seggio”, scrive il premier. Insomma, gli elettori vanno convinti uno per uno. E #unoperuno è l’hasthag che Renzi lancia nella lettera. Una sfida, quasi, al noto “uno vale uno” di Grillo. “Noi – si legge nella lettera di Renzi – non dobbiamo uscire dall’Euro, ma al contrario entrare in Europa. L’Italia può e deve contare in Europa e non andare lì a farsi prendere in giro. Essere la locomotiva, non lo zimbello. Le politiche di immigrazione, sul lavoro non solo giovanile, sulle infrastrutture e le nuove tecnologie si decidono anche e soprattutto a Bruxelles. Dobbiamo incidere nelle scelte e conta chi governa, non chi urla. Conta chi realizza, non chi protesta”. “Ora – incalza – siamo alla stretta decisiva. I dati delle ultime ore sono straordinariamente incoraggianti. I sondaggi sono ottimi, le piazze piene di speranza, il clima decisamente positivo. Abbiamo la possibilità di rappresentare la prima delegazione dentro il gruppo del centrosinistra europeo. E questo consentirebbe di dare autorevolezza all’Italia per cambiare verso anche alle politiche europee. Abbiamo bisogno del tuo aiuto, però”.

“Noi saremo davanti a Grillo e a casa non mi manda lui, ma il Parlamento”
Intervenendo a Otto e mezzo, su La7, ostenta però sicurezza: “C’è chi ha pensato di trasformare le europee in un passaggio elettorale per cui se vinco il governo è legittimato, se perdo non lo è. Per me andrebbe benissimo se fosse così perchè in queste elezioni noi saremo davanti a Grillo. Ma io non interpreto queste elezioni come una legittimazione e me la guadagno giorno dopo giorno con i provvedimenti del governo”. “Io vado a casa domattina se il Parlamento mi impedisce di fare le riforme – concluda – Io non sono aggrappato alla seggiola. Io vado a casa domattina se il Parlamento mi manda a casa. E’ il Parlamento italiano che ti manda a casa. Non Grillo” né il risultato delle elezioni europee che “non sono un referendum sul governo”.

“Con il Pd si cambia l’Italia e l’Europa, il M5s fa le pagliacciate sui tetti”
Il leader Pd si sbilancia fino a prevedere che il M5S prenderà meno che alle politiche, mentre il suo partito di più. Ma di fronte all’arrembaggio di Grillo con i suoi “insulti, gli urli, i vaffa”, il suo invito è a combattere voto su voto e riuscire a far passare il messaggio tra i cittadini che li “inganna” chi scommette tutto “sulla rabbia”. Perché c’è invece bisogno di “risposte”. E se Grillo e Berlusconi “si insultano” e si rendono protagonisti di una scena da “ring” che fa “tristezza”, c’è un premier che “lavora”. E non intende mollare “mezzo millimetro” sulla via del “cambiamento”. Per far passare il suo messaggio Renzi dichiara di combattere “come un pazzo, come un leone”. Il suo obiettivo non è una percentuale, ma affermare il Pd come “il gruppo di centrosinistra più numeroso nel Parlamento europeo”. Perché bisogna essere forti in Ue per “cambiare l’Italia e l’Europa”. E questo può farlo solo il Pd. Non “l’inquietante” Casaleggio e chi, come i 5 Stelle, fa “pagliacciate sui tetti”. Non i “piccoli partiti”, non Fi. E’ al bacino dei potenziali astenuti che il segretario del Pd punta. Ai suoi elettori chiede di convincere uno di quelli che non vogliono andare al seggio perché magari sono “delusi” o “impautiri” da Beppe Grillo, o “non credono più” in Berlusconi o anche i “delusi dalla sinistra che ha visto nelle misure del governo segni concreti di giustizia sociale che da tempo non si vedevano”. E’ il momento, suona la carica il premier: “Riprendiamoci la bella politica, la fiducia, la speranza contro gli insulti”. 

Il ritorno di B a Porta a Porta: “Grillo? L’incidente mortale lo ha voluto lui”
E’ soprattutto il giorno del ritorno di Silvio Berlusconi a Porta a Porta dopo la performance di Beppe Grillo che è divenuta l’evento di questa campagna elettorale. Difficile per l’ex Cavaliere, che una volta era una specie di acchiappa-spettatori per Bruno Vespa, anche sperare di fare lo stesso risultato. Al momento la parità si raggiunge solo con il selfie che anche Berlusconi – come Grillo – ha fatto con il conduttore di Rai Uno. E l’ex presidente del Consiglio è costretto a rincorrere non solo nell’audience, ma anche nella corsa elettorale visto che l’unica certezza è che Forza Italia è la terza forza. L’obiettivo quindi è contenere i danni e riconquistare il prima possibile e il più possibile i voti berlusconiani che si sono diretti verso i Cinque Stelle. “Grillo è stato condannato per triplice omicidio colposo, non è stato un incidente ma una cosa che ha voluto lui e questo la dice sulla sua natura” afferma, sfidando il diritto penale. “Qualcuno – prosegue Berlusconi – ha detto che la campagna è arrivata agli insulti, ma non da parte mia. Grillo ha detto certe cose di me continuamente, mi ha chiamato il pregiudicato, ha detto che era uno scandalo che Napolitano mi ricevesse e io sono stato zitto. Ma quando ha detto che voleva consegnarmi alla vivisezione per evitarla a Dudù, io ho tirato fuori il foglio della sua storia, nel 1988 Grillo fu condannato per triplice omicidio colposo”. E quindi la definizione “assassino” dice il leader forzista: “Non si può considerare un insulto, ma è un racconto della realtà affinché gli italiani sappiano anche chi è questo signore”.

La lotta è a due: punta quasi solo su Grillo: “Specula sulla disperazione. Votare Fi è l’unico modo per sperare che ci sia un in Ue qualcuno che difenda i nostri interessi. Gli eletti M5s non conteranno nulla. Chi invece vota Pd manderà in Ue dei rappresentanti che sono nel Pse, minoranza nel Parlamento europeo”. E per l’ennesima volta la storiella dei discorsi di Hitler camuffati da quelli del capo dei Cinque Stelle. “Ho fatto un giochino, mi sono letto i discorsi della campagna elettorale di Hitler. Dentro ho trovato molte cose che possono essere le stesse che sentiamo da Grillo come, per esempio, la frase in cui si dice: ‘noi siamo in una profonda crisi per colpa di nemici che sono tra di noi'”. Come dice anche su Studio Aperto (dove ormai la sua intervista è diventata rubrica fissa): “Grillo fa paura, vuole distruggere la democrazia, allestire i tribunali del popolo per processare politici, giornalisti e chi non gli va a genio, per prendere il potere – afferma – Grillo parla come Hitler nella campagna del 1933, campagna che lo portò al potere e poi è andata a finire come sappiamo”.

“Renzi aumenta le tasse. Ora bisogna cambiare verso”
Per Renzi invece la critica su tasse e coperture (lui, Berlusconi, che parla di coperture). “Renzi non è stato carino nei miei confronti, dice che io vado fuori di testa sugli 80 euro. Io considero quei soldi, ho provato la povertà in gioventù e so benissimo che sono una cosa seria. Se entro il 31 dicembre non ci saranno le coperture, aumenteranno le accise e quegli 80 euro saranno pagati da tutti noi – aggiunge a Porta a Porta – E’ andato a prendere le tasse sulla casa, aumentando quelle di Monti e Letta e ha aumentato l’imposta su redditi, conti correnti bancari e postali. Non è un sistema di cui si può essere fieri dare a qualcuno togliendo ad altri, si chiama redistribuzione del reddito e della ricchezza, da sempre in ideologia della sinistra”. Eppure a un certo punto “si tradisce” (o forse no) e prende in prestito uno slogan – il più celebre – dell’attuale capo del governo: “Occorre cambiare verso all’economia, abbassare le tasse, cancellare la tassa sulla casa voluta da Monti e aumentata da Renzi, riformare il fisco: solo così si riuscirà a far ripartire l’economia, con la ricetta liberale”.