Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione di sostanze alimentari, concussione, rivelazione di segreto d’ufficio e abuso d’ufficio. Sono le ipotesi di reato contestate dalla procura di Taranto nell’inchiesta “Ambiente svenduto” all’avvocato Franco Perli, il consulente legale della famiglia Riva che nei giorni scorsi è stato confermato come amministrativista dell’Ilva targata Enrico Bondi. Al commissario straordinario nominato dal governo Letta, evidentemente, non sono bastate le polemiche legate alla scelta dell’ex guardasigilli Paola Severino (che firmò il primo decreto salva Ilva) come difensore della fabbrica commissariata o la bufera per il dossier che firmato dai consulenti di Riva e inviato da Bondi alla Regione nel quale si sosteneva che a Taranto ci si ammalava di tumore per le sigarette e non per le emissioni nocive della fabbrica.

Nei giorni scorsi, infatti, Bondi ha inviato al Tar di Lecce una memoria redatta dall’avvocato Perli nella quale oltre a ribadire “l’insussistenza di qualsiasi nesso di causalità” tra i tumori e le attività industriali dell’Ilva e la revoca dei vincoli per Taranto come Sito di interesse nazionale a causa dell’inquinamento, l’ex legale dei Riva accusa addirittura le istituzioni locali e nazionali di aver imposto all’Ilva prescrizioni “sempre più onerose ed eccessive” che solo in apparenza puntavano al miglioramento delle condizioni ambientali dato che il reale obiettivo era da un lato quello di “alimentare ingiustificatamente il business ambientale” e dall’altro addirittura quello di “impedire la prosecuzione dell’attività industriale”.

Frasi che sembrano ricalcare esattamente le strategie seguite nell’era dei Riva. Del resto Franco Perli è l’uomo che, ignaro di essere intercettato, al telefono con Fabio Riva confessa di aver scritto il testo dell’Autorizzazione integrata ambientale che il ministero avrebbe solo dovuto approvare. Parole pubblicate da tutti i quotidiani nazionali che, tuttavia, sembrano non aver influito sulle decisioni di Bondi. “Siamo arrivati al negazionismo – ha affermato Angelo Bonelli, co-portavoce dei Verdi – per Bondi l’area Sin a Taranto è illegittima perché non è dimostrato che le aree sono inquinate. Questo, insieme alla scelta dell’avvocato Perli, è di una gravità inaudita. Renzi deve rimuoverlo immediatamente. Senza se e senza ma”.