Un corpo e un’anima messi al servizio della comunità. Una mancanza che insegna a impegnarsi. Un’assenza che è presenza e che Moni Ovadia, amico e compagno di tante battaglie, cercherà di rievocare mercoledì 7 maggio alle ore 21 al Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme. L’attore legge gli scritti del prete di strada per una cerimonia rispettosa e di affetto che vada a colmare il silenzio. “Don Andrea Gallo“, spiega Ovadia, “ha rappresentato la voce profetica della nostra società. Ha individuato i mali, ma ha anche aperto nuovi orizzonti. A tal punto che è riuscito a prefigurare Papa Francesco. E’ stato profeta, cioè chi chiama a raccolta per la giustizia per l’altro mondo mettendoci la faccia”. Anticipatore di un cambiamento della chiesa cattolica, Don Gallo è per Ovadia molto più di una storia da raccontare: “Don Andrea ci ha messo più della faccia, il cuore e l’anima. E anche il suo corpo minuscolo, che è sempre stato impegnato con tutte le forze. Senza mai risparmiarsi un solo istante. Ci ha lasciato un senso dell’impegno unico, ma anche una mancanza che ci impegna a richiamarne il magistero. Per questo lo spettacolo è fatto per ricordare che è con noi e se non lo sentiamo il problema è nostro“.

La consapevolezza che le parole di Don Gallo e l’opera di tutta la sua vita possano correre il rischio di essere dimenticate, ha spinto Moni Ovadia, l’amico e compagno di tante battaglie, ad immaginare con la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova un particolarissimo atto di memoria: dare ancora voce a chi non l’ha più, rinnovandone la presenza attraverso la parola. Le parole e gli scritti di Don Andrea Gallo oggi più che mai appaiono profetici perché strettamente connessi alla realtà quotidiana e perché la caratteristica della scrittura profetica è la continua chiamata alla responsabilità e all’impegno civile. La voce di Moni Ovadia sarà accompagnata dalla musica di Nadio Marenco alla fisarmonica e di Maurizio Dehò al violino. L’incasso sarà totalmente devoluto alla Comunità di San Benedetto al Porto, quel luogo di accoglienza cui Don Gallo si è dedicò tenacemente fino agli ultimi giorni e che costituisce una delle sue più concrete eredità.