Per i 60 dipendenti della storica sede di Limoni di San Marino di Bentivoglio non c’è più futuro. L’azienda di profumeria più importante d’Italia chiuderà il grande capannone con uffici a una quindicina di chilometri da Bologna dal primo settembre 2014. A nulla è servito un altro giorno di sciopero con presidio per tutti i lavoratori bolognesi della Limoni, giunti nel centro di Bologna per protestare con bandiere e cartelli davanti allo Zanhotel Europa, teatro di numerosi incontri politici nel recente passato ma diventato per una mattina luogo di ritrovo tra rappresentanti sindacali e direttore del personale dell’azienda. “L’incontro è andato malissimo”, racconta al fattoquotidiano.it Aldo Giammella della Uil Uiltucs che assieme a Filcams Cgil e Fisascat Cisl segue la vertenza da due anni. “L’azienda è irremovibile sulla chiusura del presidio di Bologna. Abbiamo tentato di capire se esiste una soluzione il più indolore possibile per le 58 persone che tra quattro mesi saranno disoccupate”.

Nel 2013, dopo una robusta riorganizzazione aziendale, la quota di maggioranza di Limoni è stata acquisita dal fondo Orlando Italy, già proprietario della catena La Gardenia Beauty di Grosseto, che a sua volta ha ora in gestione la Limoni. Lo scorso anno ha visto anche il primo ‘trasloco’ forzato di una quarantina di dipendenti bolognesi di Limoni nella sede di Milano. Contemporaneamente è scattata la cassa integrazione per un’altra ventina, e per quasi un anno si è consumato il tira e molla sulla possibile chiusura della sede di Bologna. Il timore dei dipendenti bolognesi – praticamente tutti con funzioni amministrative e commerciali – era quello di un trasferimento in massa a Grosseto, tanto che prima dell’incontro Silvia Balestri della Cisl si chiedeva “cosa andrebbero a fare decine di dipendenti bolognesi a Grosseto dove non c’è nulla”. La soluzione individuata dai vertici aziendali in realtà è più articolata, ma, per i sindacati, altrettanto preoccupante. “Gli emissari dell’azienda propongono soltanto una quindicina di trasferimenti a Grosseto”, ha spiegato Giammella. “Qualcun altro dovrebbe andare a Milano, altri ancora ad aziende socie, come quelle del settore logistico. Poi ci sono i 18 in cassa integrazione: per loro si prospettano solo altri 12 mesi di rinnovo, se verrà accettato”. La situazione non sembra avere vie d’uscita: “Lo stato di agitazione dei dipendenti rimane, ma non chiederemo di scioperare e perdere altri soldi in busta paga. Ora speriamo che si attivi la Provincia di Bologna e l’azienda chieda ammortizzatori e inserisca qualche lavoratore nei negozi Limoni con contratto part time o a casa con un telelavoro. Di una cosa sono certo: per questo caso specifico né la legge Fornero, né le nuove misure del provvedimento Poletti ci aiutano”. “Questa azienda non chiude per la crisi”, dicono dal piazzale antistante lo Zanhotel alcuni lavoratori Limoni. “Paghiamo errori della vecchia dirigenza e una ristrutturazione che ci ha messo ai margini”.