Le liste del Partito democratico per le Europee perdono due pezzi. Rinunciano alla corsa Giusi Nicolini e Michele Emiliano. La prima ha reso noto che “le logiche sono cambiate in direzione nazionale” e per questo motivo non ha più intenzione di lasciare il suo posto da primo cittadino. Emiliano invece ha definito la sua “una candidatura a questo punto superflua”, dopo che Renzi gli aveva promesso il posto di capolista. A scatenare le polemiche è stata la decisione del presidente del Consiglio di mettere alla guida delle circoscrizioni cinque donne: Pina Picierno, Alessia Mosca, Simona Bonafè, Caterina Chinnici e Alessia Moretti. Giusi Nicolini era data tra le favorite, ma è stata sostituita all’ultimo minuto. Malumore simile in casa pugliese. Emiliano già nelle scorse ore stava valutando il ritiro dopo che l’offerta del premier era cambiata: non più capolista nonostante le promesse. 

“Ho accettato di fare il capolista”, ha commentato il sindaco di Bari su Twitter, “perché me lo ha chiesto Matteo, adesso che la scelta è diversa la mia candidatura è superflua. “Mi candidavo – aggiunge Emiliano conversando in rete – perché me lo hanno ordinato, adesso meglio votare le donne per dimostrare che facciamo sul serio”. Il sindaco di Bari ricorda infine il tweet con cui annunciò pubblicamente la richiesta di Renzi: “Avevo twittato qui della telefonata di Renzi – scrive oggi – alla quale avevo risposto ‘obbediso'”.

Anche Giusi Nicolini ha deciso in polemica con “le logiche” che, secondo il primo cittadino, avrebbero prevalso nella scelta delle candidature in Direzione nazionale. “Rinuncio”, ha scritto in una nota, “a concorrere a fare il parlamentare europeo perché l’impegno personale sui temi incarnati da Lampedusa posso continuare ad onorarlo da sindaco. Domenica scorsa, dopo lunga riflessione e insistenti inviti, ho accettato di candidarmi come capolista con il Pd nella circoscrizione Sicilia – Sardegna alle prossime elezioni europee – spiega – La ragione che mi ha spinto a farlo è semplice: ho ritenuto che fosse una scelta dal forte valore simbolico, un riconoscimento per Lampedusa e la mia comunità, l’affermazione della centralità del Mediterraneo in Europa”. Continua la nota: “Ieri nella direzione nazionale del Pd che discuteva e approvava le liste sono prevalse altre logiche che privano di significato la mia candidatura. Sono sicura, tuttavia, che, durante la presidenza italiana del prossimo semestre europeo, il Governo terrà fede agli impegni assunti ad ottobre, di fronte alle 366 bare allineate nel piccolo aeroporto di Lampedusa. Così come sono certa che non dimenticherà i tanti bisogni della mia comunità e non abbandonerà mai più le isole Pelagie alla solitudine in cui sono state relegate per troppo tempo”.