La Corte costituzionale turca ha ordinato la fine del blocco di Twitter decisa due settimane fa dal governo del premier Recep Tayyip Erdogan. Secondo il giornale Hurriyet online la sentenza è stata immediatamente trasmessa alla autorità governativa delle telecomunicazioni Tib che messo in pratica il blocco il 20 marzo.

Invischiato negli scandali di corruzione da telefonate compromettenti intercettate e uscite nelle ultime settimane su Twitter il premier aveva sostenuto: “Lo sradicheremo. Non mi interessa quello che potrà dire la comunità internazionale”. L’autorità delle telecomunicazioni turca Btk, cui una legge sul controllo di internet del mese scorso – definita ‘legge bavaglio‘ dall’opposizione – ha dato poteri straordinari, aveva quindi bloccato l’accesso a Twitter. Ma la decisione del premier aveva acceso lo scontro politico col presidente Abdullah Gul che aveva bollato come “inaccettabile” la chiusura “delle piattaforme dei social media”.  

Erdogan – che ha incassato una vittoria nelle elezioni – però non si è arreso e aveva fatto in modo di bloccare anche YouTube e l’impostazione dei server di Google che gli internauti del paese stavano usando come canale alternativo per aggirare la censura sul web. Un’operazione espone i cittadini che vogliono esprimersi ad un rischio spionaggioUe e Usa nei giorni scorsi hanno più volte criticato i blocchi voluti da Erdogan che, invece, ha più volte minacciato di bloccare anche l’accesso a Facebook.

Una corte amministrativa di Ankara aveva già ordinato la settimana scorsa la sospensione del blocco di Twitter. Ma la sentenza finora non era stata applicata dalla Tib. La Consulta a sua volta ha sancito che il blocco viola i diritti degli utenti. Da settimane sulle reti sociali escono cassette e registrazioni compromettenti per il premier e per personalità del governo, accusate di corruzione. Erdogan ha più volte minacciato dopo le grandi proteste di Gezi Park nel giugno scorso di chiudere Twitter, Youtube e Facebook, che ha definito una “minaccia per la società”. Blocco ampiamente aggirato dagli utenti turchi. Il governo ha però chiuso progressivamente diversi canali alternativi di accesso. Google ha denunciato negli ultimi giorni il dirottamento di suoi Dns da parte di provider turchi.