L’obiettivo era chiedere 35 milioni di euro a Silvio Berlusconi, in cambio di documenti che avrebbero ribaltato la sentenza sul Lodo Mondadori. Il sequestro ‘lampo’ di Giuseppe Spinelli, il ragioniere di fiducia del Cavaliere, fu anche un tentativo di truffa ai danni del leader di Forza Italia, da cui la banda, capeggiata da Francesco Leone, voleva ottenere 35 milioni di euro in cambio di documenti inesistenti in grado, a suo dire, di evitare a Berlusconi il risarcimento a Carlo De Benedetti. E’ quanto emerge dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha riqualificato il reato e confermato le 4 condanne, ma abbassando le pene.

Stando alle indagini del procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari, la banda capeggiata da Leone, pregiudicato barese, sequestrò nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2012 l’ex tesoriere di fiducia del Cavaliere e la moglie, tenendoli chiusi nella loro casa a Bresso (Milano) per circa 11 ore, e poi li liberò senza aver ottenuto alcun riscatto. I rapitori, attraverso Spinelli, avevano chiesto all’ex capo del governo 35 milioni di euro in cambio di documenti da loro definiti ‘interessanti’, in quanto, a loro avviso, avrebbero potuto ribaltare il verdetto di terzo grado per la vicenda del Lodo Mondadori. Carte e file che in realtà non esistevano. Dopo il rilascio, il ragioniere si recò subito a Villa San Martino per parlare con Berlusconi e l’avvocato Niccolò Ghedini ma, dopo essere rincasato, venne trasferito con la moglie dagli uomini della scorta del Cavaliere in un posto considerato sicuro. La denuncia del rapimento venne fatta solo il giorno seguente, il 17 ottobre. Il 19 novembre 2012 scattarono gli arresti tra cui quello di Leone e dei tre albanesi Ilirjan e Laurenc Tanko e Marjus Anuta.

In primo grado, lo scorso 20 maggio, il gup di Milano Chiara Valori nel processo abbreviato aveva inflitto pene comprese tra i 4 anni e 8 mesi e gli 8 anni e 8 mesi, dimezzando le richieste di pena dei pm, riqualificando il reato da sequestro a scopo di estorsione in sequestro ‘semplice’ e violenza privata. I coniugi Spinelli, infatti, scrisse il gup, “vennero semplicemente utilizzati per contattare Berlusconi” con una telefonata da parte del suo ragioniere di fiducia, “venendo poi liberati senza condizione alcuna” e senza individuare “un prezzo o un corrispettivo”. In secondo grado, il sostituto pg Sandro Celletti aveva chiesto un aumento fino a 10 anni delle pene insistendo sulla tesi del sequestro con finalità estorsive. Oggi i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello (presidente del collegio Rosario Spina) hanno riqualificato i fatti nei reati di sequestro di persona, violenza privata e tentata truffa. Annullando, però, un’aggravante contestata a Leone, difeso da Gianluca Maris, la sua pena è stata abbassata a 6 anni e 8 mesi. Più basse anche le pene per gli altri: 4 anni e 4 mesi a Ilirjan Tanko, difeso da Marco Ventura, 5 anni e 8 mesi a Laurenc Tanko e 4 anni e 4 mesi Marjus Anuta.