Le polemiche sulle primarie del centrosinistra di Reggio Emilia mietono la prima vittima. L’assessore alla Sicurezza Franco Corradini, nell’occhio del ciclone per i voti degli stranieri nel seggio Catomes Tot, è stato espulso dalla giunta dal sindaco reggente del Comune Ugo Ferrari, che gli ha revocato le deleghe. In una lunga lettera diffusa nel pomeriggio di mercoledì, Ferrari parla “del venir meno di requisiti imprescindibili di fiducia e collaborazione” e di un gesto che arriva dopo una riflessione durata settimane.

La testa di Corradini era stata chiesta all’indomani delle primarie dal collega di giunta al Welfare di Sel Matteo Sassi e l’assessore era da giorni sotto accusa per le preferenze ricevute dagli stranieri al seggio del centro città, che secondo molti erano arrivate in cambio di soldi. Le presunte irregolarità hanno portato la Commissione di garanzia del centrosinistra ad annullare i risultati dei voti al Catomes Tot e sul caso la Procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo per verificare se siano stati commessi reati penali.

Il Comune ha così deciso di chiudere la querelle primarie con la scelta drastica di tagliare fuori Corradini, anche se Ferrari chiarisce che la decisione (personale, e non di partito) non è dettata solo dai problemi emersi nelle votazioni del 2 marzo, ma soprattutto dall’atteggiamento tenuto dall’ex assessore in questi mesi di campagna elettorale. Secondo Ferrari infatti, a differenza degli altri candidati, Corradini da gennaio non avrebbe partecipato al lavoro della giunta, interrompendo le comunicazioni con il sindaco reggente anche su questioni amministrative di sua competenza. A pesare inoltre sarebbe stato “l’attacco gratuito all’ex sindaco Delrio, a dirigenti e assessori del Comune”.

Sulle polemiche del voto degli immigrati, il sindaco reggente prende le difese del suo ex delegato, anche se non nasconde che in queste condizioni sarebbe impossibile continuare a farlo lavorare con le comunità di stranieri. “Sono convinto, per come conosco Corradini, che non ha certo offerto dei soldi in cambio di voti. Dopo questi episodi è comunque dovere anche dell’amministrazione rasserenare e rinsaldare i rapporti tra la città e le comunità dei migranti, un compito che non possiamo affidare a chi – suo malgrado e a prescindere dalla sua volontà – è stato individuato come una delle cause di questa situazione”.

Dal canto suo, Corradini invece assicura che di avere sempre continuato a lavorare per il Comune: “Ho sempre detto che volevo investire le mie energie nelle primarie, ma ciò non toglie che il mio impegno sia venuto meno – spiega Corradini al fattoquotidiano.it – Se però partecipare alle primarie vuole dire non essere liberi di parlare in modo critico, allora bisognerebbe avvertire i prossimi candidati”. Secondo l’ex assessore a pesare, più che il recente caso delle primarie, sono state infatti le sue posizioni contrarie al parcheggio di piazza Vittoria, così come le sue dichiarazioni in queste ultime settimane di campagna. “sicuramente hanno dato fastidio le mie critiche alla cooperazione reggiana e alla nomina a ministro di Poletti, così come la mia dichiarazione sul fatto che, se fossi divenuto sindaco, non avrei nominato parenti come ha fatto Delrio, nominando Massimo Magnani dirigente del Comune”. Secondo Corradini insomma, la decisione di escluderlo dalla giunta era solo questione di tempo, ma “il fatto molto grave è che non c’è stato modo di confrontarmi con nessuno, è come se fossi stato giudicato da un tribunale speciale”. Per il futuro nel partito per ora l’ex membro della giunta non si pronuncia, ma conferma che la sua presenza in città con le sue idee continuerà a farsi sentire. Infine, Corradini conclude respingendo le accuse sul rimborso dei soldi agli stranieri per il voto del 2 marzo: “Non è ancora stato trovato nessuno che abbia ricevuto denaro, quindi nessuno ha dato contributi economici”. La questione però rimane aperta.

In attesa che la Procura faccia chiarezza, le polemiche sulle primarie infatti non si sono ancora placate. Sul piede di guerra ora ci sono le comunità di stranieri, travolte insieme a Corradini dall’accusa di presunta compravendita dei voti. Regi Kacaku, cittadino italiano di origine albanese iscritto al Pd, ha fatto sapere che la comunità albanese sta organizzando una class action tra stranieri per richiedere la restituzione dei 2 euro pagati per il voto nel seggio del Catomes Tot e per chiedere i danni morali “per essere stati discriminati e ghettizzati, organizzando un unico seggio per stranieri” . Inoltre, ha annunciato la volontà di “perseguire penalmente e civilmente, laddove esistano i presupposti, tutti coloro che hanno criminalizzato i migranti in modo da fare di tutta una erba un fascio, offendendoci a livello di comunità e personalmente”.