Incostituzionale e un poco folle. E’ il giudizio che dà dell’operazione sull’Italicum Michele Ainis, il costituzionalista del Corriere della Sera (e ritenuto vicino al Colle), intervistato dall’agenzia Ansa. Incostituzionale “non perché non si possano avere sistemi diversi di voto per Camera e Senato, ma perché in questo caso avremmo due modelli del tutto incongruenti tra loro, col risultato di mettere una Camera contro l’altra. Questo è irragionevole. E quindi, incostituzionale. L’unica via costituzionalmente corretta per uscirne, secondo me, è scrivere la legge elettorale e poi se il Senato verrà abolito, cadrà anche la parte di legge che lo riguardava”. 

“In questa vicenda – osserva il giurista – c’è un problema politico che stanno trasformando in un danno giuridico. E, per dirla tutta, sembra di stare in una gabbia di matti. La filosofia che stanno seguendo è quella del ‘fare come se’. Fare come se il Senato non esistesse. Ma il Senato esiste, così come esiste un sistema bicamerale, con due Camere che danno la fiducia ai governi e timbrano le leggi. Un esempio, per capire. Agli inizi degli anni Novanta si fece una legge elettorale che stabiliva delle quote per cui nessuno dei due sessi poteva essere rappresentato in misura inferiore a un terzo. La Consulta la annullò, perché l’articolo 51 della Costituzione originario non prevedeva il principio delle pari opportunità. Questo principio fu poi introdotto e l’articolo 51 riscritto, dando spazio alle pari opportunità, e ora la legge può stabilire le quote. La strada che si sta seguendo in questo caso è simile: in sostanza, si precorre una riforma costituzionale con una legge ordinaria e così facendo la legge ordinaria rischia di essere illegittima rispetto alla Costituzione vigente”. Cioè, si precorre l’abolizione del Senato senza prevedere una riforma della legge elettorale per la scelta dei senatori, lasciando in vita per questo ramo del parlamento il Consultellum, la legge proporzionale uscita dalla Consulta; e nel contempo si emana solo per la Camera una norma a rischio impugnazione.

“Le due Camere – spiega Ainis – possono avere sistemi elettorali diversi purché ispirati alla stessa logica. Si può decidere, per esempio, in base a un sistema maggioritario, di perseguire il fine della governabilità con il premio di maggioranza alla Camera e con i collegi uninominali al Senato. Ma non si possono mettere le Camere l’una contro l’altra, sennò il risultato è irragionevole e quindi incostituzionale. La ragionevolezza è data da due principi: rappresentanza e governabilità. Il primo spingerebbe verso un parlamento in cui tutti, anche i più piccoli, devono avere un posto al sole. Il secondo, va in direzione opposta. Questi principi devono essere bilanciati: si può fare un sacrificio della rappresentanza, ha detto la Consulta, purché sia parziale, non assoluto e in cambio dia governabilità. L’emendamento Lauricella-D’Attorre, invece, sacrifica la rappresentanza col rischio di produrre un sistema maggioritario alla Camera non omogeneo con quello del Senato, senza ottenere la governabilità. E questo è incostituzionale e, mi pare, anche un poco folle“.