E’ sold out il concerto del cantautore statunitense Bill Callahan, che ha scelto Bologna come unica tappa italiana per presentare il suo nuovo disco, Dream River, uscito lo scorso 16 settembre per la sua etichetta storica, la Drag City. L’appuntamento è fissato per martedì 18 febbraio al Teatro Antoniano. Un evento imperdibile per i fan di uno dei più apprezzati artisti della musica indie americana, le cui composizioni sonore intime e minimaliste, introverse e scure sono state più volte paragonate a quelle di giganti della musica cantautorale, come Leonard Cohen e Nick Drake: “Una visione da peep-show in un mondo di alienazione”, la definizione data dalla critica alla sua musica.

Dream River è il quinto album “solista” di Callahan, che ha all’attivo altri 13 album firmati con lo pseudonimo di Smog, e promette di essere il disco più “sensuale e viscerale” del musicista. Nato nel 1966 nel Maryland, Callahan è ritenuto uno dei pionieri del genere lo-fi: esordi sperimentali e poveri, con i primi pezzi incisi in casa su un registratore a quattro piste. Un folgorante album d’esordio, Sewn to the sky, lo fa notare dall’etichetta indipendente Drag City con la quale firma, all’inizio degli anni Novanta il suo primo contratto e pubblica il suo primo album con lo pseudonimo di Smog, Floating, cui seguono nel 1993 Julius Caesar e nel 1995, complice l’incontro con l’eclettico musicista e produttore Jim O’Rourke, Wild Love, considerato uno dei suoi capolavori. Nel 2007 smette i panni di Smog per pubblicare il suo primo disco firmato a suo nome, Woke on a Whaleheart. Dream River esce nel 2013, a due anni di distanza dall’album Apocalypse.

E se l’apocalisse era un viaggio tra i paesaggi dell’America ma anche e soprattutto percorso interiore, condotto a cavallo tra solitudine e rimorsi, fallimenti e speranze, alla ricerca di un approdo finale, Dream River rappresenta forse quell’approdo: una sorta di pacificazione fatta coi propri demoni, l’uscita da un eremo solitario per giocare sornione con le proprie debolezze (“una mescita può attrarre/un gabbiano come me/fuori dal mare.. per quanto tempo ho viaggiato/quanta stanchezza/quanto girare attorno ..con tutti i pedaggi che abbiamo pagato/l’autostrada un giorno sarà nostra” canta in Seagull lyrics), abbandonandosi al flusso della vita, dell’amore, che nell’album è tema centrale, a una rinascita possibile. Senza tuttavia rinunciare al gusto dello stridore, dell’incongruo: “Noi la chiamiamo primavera/anche se le cose stanno morendo” canta in Spring, quasi a mettere al riparo da troppo consolatorie speranze. Ma poi prosegue: “The true spring is in you”, “la vera primavera è in te”. E a guardare la foto che lo ritrae in mezzo ad un paesaggio boschivo, lo sguardo in avanti, avvolto in un asciugamano e a piedi nudi, viene da pensare che l’unico esercizio di umanità che resti sia quello di arrendersi alla bellezza della natura e alle sue volontà.

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