Mentre Sergio Marchionne esultava per la conclusione dell’affare Chrysler, l’amministratore delegato della Fiat ha però dovuto prendere atto di una sconfitta interna agli stabilimenti. Parliamo della “riabilitazione” della Fiom Cgil all’interno delle fabbriche del Gruppo, che era arrivata grazie ad una sentenza della Corte costituzionale. E così in mattinata a Piacenza, all’Astra Fiat Industrial di Le Mose, i sindacalisti hanno già iniziato a prendersi le loro rivincite. “Rientriamo a testa alta e con la Costituzione sotto braccio” ha detto il segretario regionale della Cgil, Vincenzo Colla, appena conclusa la prima assemblea con i lavoratori dopo due anni di assenza.

Era palpabile la soddisfazione dei rappresentanti della Fiom-Cgil, che per 24 mesi erano stati banditi dallo stabilimento: “Torniamo dalla porta principale, a testa alta” ha  ribadito Ivo Bussacchini, segretario generale Fiom di Piacenza.  L’assemblea indetta all’interno dello stabilimento è un  primo passo, che però sancisce il ripristino “dei diritti sindacali dei lavoratori” e si è concretizzato con un’ora, dalle 10,30 alle 11,30 di discussione con un unico punto all’ordine del giorno: la situazione politico sindacale all’interno del gruppo Fiat.  

“E’ come se fosse rientrata la democrazia in questo luogo di lavoro – ha poi spiegato Colla -, perché quando esce un’organizzazione sindacale dall’azienda evidentemente viene a mancare. I lavoratori erano molto contenti, hanno capito l’attività svolta per rientrare”. Gli ha fatto eco il segretario locale della Fiom: “Oggi c’è grande aspettativa, dobbiamo ritornare a fare azione sindacale, dobbiamo discutere con le altre organizzazioni per riconquistare le condizioni, i contratti. Per ritornare, insomma, alla normalità”.

La querelle, tra Fiat e Fiom è nota a livello nazionale, anche se quello che è avvenuto all’Astra di Piacenza può essere d’esempio, soprattutto per l’amministratore delegato. Il più grande sindacato dei metalmeccanici era stato “bandito”, due anni fa, dopo che l’azienda aveva smesso di versare i contributi sindacali degli iscritti di via XXIV Maggio. Una decisione, questa di Astra, seguita alla mancata firma dal parte della Fiom nazionale degli accordi di Pomigliano; mancata firma che di fatto aveva escluso la Cgil dalle organizzazioni “riconosciute” all’interno delle aziende del Gruppo.

In un primo tempo, il giudice del lavoro Giovanni Picciau aveva  accolto il ricorso presentato dai metalmeccanici piacentini, per tramite dell’avvocato Boris Infantino. Una prima vittoria, sancita dalla sentenza, che in buona sostanza obbligava l’Astra a versare alla Cgil il contributo sindacale dei lavoratori iscritti. Una prima vittoria che aveva fatto ben sperare il segretario della Fiom piacentina Ivo Bussacchini con riferimento al secondo ricorso, quello più articolato e complesso, sul quale il giudice Picciau si sarebbe espresso in seguito. Parliamo del ricorso con il quale la categoria chiedeva di essere messa di nuovo nella condizione di poter esercitare i propri diritti sindacali, ovvero nominare rappresentanze all’interno dell’azienda, di convocare assemblee, indire referendum, scioperi e manifestazioni. Tutte azioni che, dopo la mancata firma di Pomigliano, i sindacalisti non hanno potuto compiere.

Poi il dietrofront dello stesso giudice Picciau, secondo il quale la Fiom sarebbe dovuta rimanere fuori i dallo stabilimento. “Per ora non rilasciamo alcun commento” spiegava il 15 settembre del 2012 Bussacchini, lasciando trasparire la delusione. Poi la svolta  con la decisione della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori per la parte in cui nega rappresentanza sindacale aziendale alle sigle che non hanno firmato le intese contrattuali collettive. Il caso a livello nazionale era stato trasmesso alla Consulta dal giudice di Modena, su ricorsi della Fiom relativi agli stabilimenti di Ferrari, Maserati Case New Holland, dove in tutti questi casi erano stati esclusi i suoi delegati dalle attività sindacali interne alle fabbriche.

“E’ un momento a suo modo storico – si è liberato di un peso in mattinata il segretario Fiom -, dopo questo primo passo chiederemo l’attivazione di tavoli unitari aziendali per tornare ad incidere sulla tutela dei lavoratori all’interno della Fiat”. Infine il segretario regionale Colla ha inquadrato il profilo dell’Astra: “In questa azienda c’è sempre stata una storia contrattuale che, per questa città, possiamo considerare innovativa. E’ stata capace, infatti, di tenere insieme lavoratori e sintesi delle soluzioni”. Così, mentre Sergio Marchionne lanciava la promessa di rilancio: “Fiat riattiverà gli impianti italiani”, forse non pensava che, nel farlo, all’interno si ritroverà il sindacato dei metalmeccanici, considerato il suo più acerrimo nemico.