Una marcia spontanea contro il sindaco Pd del paese. Succede a Cento, comune di 35mila abitanti, dove oltre 300 persone sono scese in strada per una manifestazione partita dalla locale squadra di calcio e che in appena tre giorni ha catalizzato il malcontento diffuso attorno a quella che viene definita “una gestione del Comune insufficiente, senza trasparenza e comunicazione”. Sulle decine di bandiere, striscioni e in cima a ogni coro è il nome di Piero Lodi, storpiato dai manifestanti in “Piernocchio”, il sindaco che “non ha mantenuto nemmeno una delle sue promesse”. Lodi, ex segretario comunale della Margherita e poi del Pd, vinse a sorpresa le elezioni nel maggio 2011. Al primo turno raccolse appena il 29%, ma al ballottaggio seppe approfittare delle divisioni del centrodestra e vinse con il 51%. Da allora la sua popolarità è andata incrinandosi a forza di accuse a incomprensioni con il paese che rappresenta uno dei motori economici della provincia di Ferrara.

Un motore che però gira a vuoto da quel 29 maggio del 2012. Dopo la seconda scossa di terremoto che costrinse il centro storico a chiudere l’accesso al pubblico il paese sembra non essersi ripreso del tutto. Per niente secondo molti. A far crescere il malcontento negli ultimi tempi sono state le difficoltà della locale squadra di calcio e l’annullamento del Carnevale d’Europa, qui una vera istituzione, capace di attrarre per diverse domeniche consecutive migliaia di persone.

Gli attriti con quello che viene definito anche dai suoi predecessori il “peggior sindaco della storia di Cento” sono sfociati nella manifestazione “Dai voce alla tua città”, finalizzata a chiedere le dimissioni del sindaco e della giunta. A capeggiare la ‘rivolta’ è Francesco Matera, presidente dell’U.S. Centese, che ha chiesto, invano, “massima sburocratizzazione possibile nel rispetto delle regole, snellimento nelle risposte e collaborazione, specie nella gestione e nell’affido di strutture sportive”. Il suo appello è stato raccolto da una folta schiera di ‘dissidenti’ che vanno ben oltre alle classiche schiere istituzionali di opposizione. Oltre a Udc, Lega Nord, Pdl, Fli, La Destra, Forza Nuova – tutti senza simboli al corteo – hanno aderito anche liste civiche e movimenti come Cento in Movimento (ex grillini) e Democrazia Partecipata Centese.

Sotto il tiro incrociato ci sono “le promesse non mantenute, l’indifferenza per le persone, le decisioni sbagliate, il degrado, la sicurezza, l’insoddisfazione dei commercianti, l’indifferenza per lo sport, la gestione pessima delle scuole, l’azzeramento del carnevale e le tasse più alte rispetto a quelle degli altri Comuni”. Alla vigilia l’unica risposta trapelata da Lodi è stata: “Strumentalizzazioni politiche”.

Ma il corteo del giorno dopo l’ha smentito. Il serpentone partito alle 15 di sabato 11 gennaio da piazzale Bonzagni per giungere fino alla Rocca era ricco di famiglie che protestavano perché “attendiamo ancora i contributi per il recupero della propria abitazione” e di genitori di bambini che ormai da due anni sono costretti a far lezione nei container. Alla protesta si sono unite anche le numerose frazioni di Cento, come XII Morelli, Reno Centese e Alberone, i cui residenti accusano Lodi di non aver mantenuto le promesse in merito al programma istruzione: anche loro da quasi due anni attendono la costruzione della materna.

La fila delle rimostranze si colora poi dei cartelli e degli striscioni dei comitati. Ci sono quelli del Gruppo Autonomo Discariche che puntato il dito contro la gestione di Molino Boschetti (discarica attiva tra Cento e Sant’Agostino) e quelli del Gruppo Anti Antenna di Casumaro, ai ferri corti con la giunta per l’installazione dell’antenna Wind. Presenti anche le consulte del territorio, una associazione carnevalesca. Non mancavano i commercianti del centro, orfani “di tutte le attività e iniziative che c’erano una volta in piazza”. Tutti a chiedere le dimissioni di Piero Lodi. La difesa del diretto interessato è arrivata tramite una nota dell’unione comunale del Partito Democratico, che taccia la manifestazione di non avere “un vero obiettivo”, di essere portata avanti da “molte facce note”, con “la prevalente presenza di esponenti politici, un po’ di slogan sguaiati e il filo conduttore della voglia di fare polemica senza proporre nulla”. Alcuni tra gli organizzatori promettono però che la “polemica” avrà un seguito. E c’è chi sta già pensando al bis prima dell’estate.