L’apertura del governo sulla possibilità concessa ai sindaci di aumentare la Tasi, apre fratture all’interno della maggioranza. Già ieri era arrivata la secca bocciatura di Scelta civica, che adesso rincara la dose: “Serve subito un tavolo per cambiare la tassa sulla casa”, dicono il segretario del partito Stefania Giannini e i capigruppo di Camera e Senato Romano e Susta, che puntano a mettere in campo una riforma complessiva in grado di dare “certezze”. Il partito ribadisce la propria contrarietà all’emendamento annunciato. Che rischia di frantumare la tenuta della maggioranza. A margine di una conferenza stampa che si è tenuta al Senato, Giannini ha aggiunto: “L’emendamento sulla Tasi va ritirato. Se va in un provvedimento e pongono la fiducia? Votiamo contro la fiducia su qualsiasi provvedimento che contenga un emendamento tale”.

Ma le crepe della maggioranza toccano anche il governo. Nel dibattito interviene il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello: “Sulla Tasi è necessario tenere conto di quanto dicono i sindaci, ma non può aumentare il gettito fiscale sulla casa, se ci sono delle detrazioni da assicurare a chi le aveva, vanno mantenute”. “Il gettito fiscale sulla casa – ha aggiunto – non deve aumentare deve rimanere quello previsto nella legge di stabilità”.

Ad accendere le tensioni è stata una nota di Palazzo Chigi che “ha deciso di presentare un emendamento al decreto enti locali (che ha visto in pochi minuti prima lo stop della commissione Affari costituzionali del Senato poi il via libera dell’Aula, ndr) per concedere ai Comuni la possibilità di incrementare le aliquote oltre ai massimi attuali per concedere detrazioni alle famiglie e ai ceti più deboli”. “Tale incremento – sottolinea il governo – sarà tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille complessivo e i Comuni saranno liberi di decidere come ripartirlo”.

“C’è una contraddizione di fondo nella proposta del governo (non ancora codificata in un emendamento) di aumento della Tasi, da destinare alle famiglie numerose e povere. – Sottolinea il senatore di Scelta Civica, Gianpiero Dalla Zuanna – Da un lato, il governo afferma di rispondere, con questo meccanismo, alla richiesta dei Comuni di coprire il buco di due miliardi di euro nelle finanze locali aperto dall’abolizione dell’Imu prima casa. Dall’altro, afferma che questa misura ‘non prevede un incremento della pressione fiscale’, perché si tratterebbe di una redistribuzione della pressione fiscale a favore delle famiglie povere e numerose”. “Ma allo stato dei fatti, – continua Dalla Zuanna – tutto questo rischia di trasformarsi in un semplice aggravio della tassazione, in quanto non si capisce se e come si intenda controllare se il maggior aggravio per tutti si possa tradurre in benefici a favore delle famiglie povere numerose”, osserva. “Scelta Civica – prosegue Dalla Zuanna – chiede che il pagamento della Tasi venga differito a giugno, e che nel contempo si riordini tutto il sistema di tassazione della casa (e, aggiungiamo, degli immobili strumentali delle imprese e dell’Ires), in modo di favorire le famiglie povere con figli, sgravando nel contempo le imprese da oneri ingiustificati e sempre meno sopportabili”, conclude.

Sulla vicenda interviene anche l’Associazione dei Comuni: “Prendiamo atto della proposta del governo di prevedere una aliquota aggiuntiva dell’8 per mille sul prelievo Imu per coprire le detrazioni alle fasce deboli della popolazione, tuttavia – commenta il presidente dell’Anci Piero Fassino – esprimiamo preoccupazione sul fatto che questo provvedimento non risolve il problema del minor gettito derivante dal passaggio tra Imu e Tasi”. “Chiediamo al governo, fin dai prossimi giorni – il sindaco di Torino – di adottare provvedimenti che risolvano questo problema, stante il fatto che i Comuni dovranno presentare i bilanci il prossimo 28 febbraio, termine non dilazionabile per via delle prossime elezioni amministrative”. “Per fare i bilanci, – ha detto ancora Fassino – i Comuni hanno bisogno di certezze di risorse. E’ quindi decisivo che si individuino soluzioni risolutive entro le prossime settimane”.

Sull’ammontare del minor gettito, l’amministratore torinese ha ricordato come “sulla prima casa il prelievo Imu variava tra il 4 e il 5 per mille, mentre ora l’aliquota Tasi per la prima abitazione è prevista al 2,5 per mille. Stiamo facendo delle prime simulazioni ma è evidente che occorre trovare nelle pieghe del bilancio dello Stato quelle risorse che permettano ai Comuni di disporre, anche per il 2014, dello stesso gettito previsto nel 2013″.

Il sindacato Uil, prendendo cinque casi tipo, ha calcolato quanto costerà la Tasi. 

Aliquota al 2,5 per mille su prima casa e lo 0,8 per mille su seconde case

Si pagherà mediamente, 110 euro sulla prima abitazione. Senza detrazioni si pagherebbe 198 euro. A Torino la Tasi peserebbe 248 euro (402 euro senza detrazioni); a Bologna 255 euro (411 euro senza detrazioni); a Roma 242 euro (393 euro senza detrazioni). Mentre per le seconde case si passerebbe dagli 837 euro di Imu pagata nel 2013 a un Imu più Tasi di 901 euro, con un aumento del 7,6%.

Aumento 0,1 per mille sulla prima casa (aliquota applicata 2,6 per mille) e 0,7 per mille su seconde case (aliquota 11,3 per mille)

In questo esempio, per una prima casa, si pagherebbero mediamente 117 euro con le detrazioni (205 euro senza detrazioni). A Bologna 270 euro medi con detrazioni (426 euro senza detrazioni); a Torino 265 euro (419 euro senza detrazioni); a Roma 257 euro (408 euro senza detrazioni); a Milano 233 euro (372 euro senza detrazioni). Per le seconde case, vi sarebbe un aggravio del 6,7% rispetto all’Imu pagata nel 2013. Si passerebbe da un esborso di 837 euro a 885 euro.

Aumento sia dello 0,2 per mille sulla prima casa (aliquota 2,7 per mille) e 0,6 per mille sulle seconde

Per una prima casa, in questa ipotesi, il costo medio della Tasi sarebbe di 125 euro con le detrazioni (213 euro senza detrazioni). A Bologna si pagherebbero 287 euro con detrazioni (443 euro senza detrazioni); a Torino 281 euro con detrazioni (435 euro senza detrazioni); a Roma 273 euro (424 euro senza detrazioni). Per le seconde case, vi sarebbe un aggravio del 5,6%, in quanto si pagherebbero 885 euro tra Tasi e Imu a fronte degli 837 euro pagati nel 2013, con punte di 1.837 euro a Bologna, 1.803 euro a Torino; 1.758 euro a Roma e 1.602 euro a Milano.

Aumento dello 0,4 per mille sulla prima casa (aliquota 2,9 per mille) e 0,4 per mille su seconda casa (aliquota 11 per mille)

La Tasi sulla prima casa, da pagare in questo caso, sarebbe di 141 euro medi con detrazioni (229 euro senza detrazioni), con punte di 320 euro a Bologna con detrazioni (476 euro senza detrazioni); 313 euro a Torino (467 euro senza detrazioni); 304 euro a Roma (455 euro senza detrazioni); 276 euro a Milano (415 euro senza detrazioni). Mentre, per le seconde case, l’aumento sarebbe del 3,8%, con 869 euro medi tra Imu e Tasi, con punte di 1.804 euro a Bologna, 1.761 euro a Torino; 1.727 euro a Roma; 1.573 euro a Milano.

Aumento dello 0,8 per mille sulla prima casa (aliquota applicata 3,3 per mille) e 0 per mille su seconde case(aliquota 10,6 per mille)

In questo caso estremo in cui l’aumento dell’addizionale delle aliquote pesi tutto sulla prima casa, l’esborso medio per quest’ultima tipologia di immobile, ammonterebbe a 173 euro medi con detrazioni (261 euro senza detrazioni). In 3 città (Bari più 51 euro, Bologna più 64 euro, Milano più 41 euro), anche con le detrazioni, la Tasi risulterebbe più alta dell’Imu pagata nel 2012.