La storia italiana è piena di politici folgorati sulla via di Damasco. Probabilmente ci sono più ideali traditi che mariti cornuti, ma un salto come quello del neosegretario leghista Matteo Salvini non s’era mai visto. In due mosse è riuscito a passare dal rosso al nero, dal pugno chiuso al braccio teso. Nel 1997, quando era già un leghista di lungo corso, è stato capolista dei “Comunisti padani” alle elezioni per l’autoproclamato Parlamento della Padania, conquistando 5 dei 210 seggi disponibili. Oggi, dopo aver scalato tutte le posizioni dell’organigramma del Carroccio, ha iniziato a stringere le mani ai leader della destra estrema di mezza Europa.

In campo comunitario i nuovi alleati della Lega di Salvini sono il Front National di Marine Le Pen, il partito per la libertà (Pvv) dell’olandese di Geert Wilders, la nuova destra populista austriaca erede di Haider. Tutti movimenti con un denominatore comune di ultradestra, partiti che hanno iniziato ad annusarsi sul campo dell’antieuropeismo più spinto. Molti di loro saranno al congresso straordinario della Lega Nord convocato per domenica 15 dicembre al Lingotto di Torino. Un appuntamento che non sarà solo il congresso dell’incoronazione ufficiale di Salvini, ma una vera e propria sfilata di euroscettici ultranazionalisti. L’ospite d’onore sarebbe dovuta essere proprio Marine Le Pen che ha però declinato l’invito delegando la nipote Marion Maréchal-Le Pen (che è stata la più giovane parlamentare della storia repubblicana francese).

Ci saranno quasi sicuramente l’olandese islamofobo Geert Wilders e il leader dei liberal-nazionali dell’Fpö, Heinz Christian Strache. A Torino dovrebbero presentarsi anche delegazioni di movimenti estremisti dal Belgio, dalla Svezia, dalla Slovacchia, dalla Bulgaria e dalla Polonia. E, per finire, è annunciata la presenza di Viktor Zubarev, parlamentare di Russia Unita, il partito di Putin. Un parterre che non lascia dubbi su quale sia l’indirizzo preso dal nuovo corso del Carroccio.

Lui, Matteo Salvini (classe 1973), ex comunista, leghista di razza iscritto al Carroccio dal 1990 e una carriera politica iniziata in consiglio comunale a Milano nel 1993, non ci vede nulla di strano. A ilfattoquotidiano.it spiega: “Per assurdo vedo più valori di sinistra nella destra europea che in certa sinistra. Questi partiti e questi movimenti sono quelli che oggi difendono i lavoratori, quelli che conducono battaglie giuste come quella per il ritorno al locale. Allora non ci vedo nulla di strano a cercare un dialogo con chi oggi incarna la resistenza a questa Europa sbagliata”. Salvini fin dal 7 dicembre, quando di fatto i militanti gli hanno consegnato le redini del movimento, ha messo in chiaro che la sua Lega sarà diversa da quella maroniana: “Una lega che torni a marciare”, forse una Lega dai toni ancor più accesi di quelli di bossiana memoria.

Del resto per sopravvivere a sé stessa e sperare di non morire la Lega non aveva alternative: doveva togliersi la cravatta e sbottonarsi la camicia per tornare a solleticare i vecchi umori. E così sta facendo. Salvini vestendo i panni del fervente antieuropeista, dell’indipendentista, grida alla pancia del nord, a quella gente sempre più delusa e sempre più arrabbiata che non vedeva l’ora di sentire riecheggiare vecchie e nuove parole d’ordine: “È una lega che ha provato a cambiare le cose da Roma ma non ci è riuscita, tra devolution e referendum ci hanno tirato scemi per 14 anni. Ora è arrivato il momento di provare a cambiare in un altro modo. La vittoria passa per l’indipendenza del Veneto e da lì a quella della Padania, quella è la nuova strada da seguire”.

A Torino Salvini si aspetta di vedere tanta gente e sentire idee nuove: “Non basta dire quello che non va, conto di arrivare lì e di avere tante proposte, tante idee e tanta voglia di tornare in campo a lottare”. Il neosegretario vuole far dimenticare la Lega degli scandali, della Tanzania, delle lauree in Albania, la Lega dei rimborsi gonfiati e delle lotte intestine. Così, di fronte al rigurgito dell’ex tesoriere Francesco Belsito, che è tornato a parlare di fondi neri e irregolarità nella gestione dei conti, ha liquidato le accuse come “una fuffa totale a cui nemmeno i magistrati hanno dato peso”.