Pistole e fucili d’assalto con lanciagranate della Beretta e siluri della Wass esposti negli eleganti stand del “made in Italy” militare allestiti a bordo della portaerei Cavour, oltre agli elicotteri da guerra della AgustaWestland tirati a lucido parcheggiati in bella mostra sul ponte di volo insieme a una fiammante Lamborghini per attirare i ricchi clienti emiratini. Il servizio fotografico pubblicato da un giornale di Abu Dhabi, The National, smentisce definitivamente le affermazioni del ministro della Difesa Mario Mauro, che il 13 novembre in Parlamento aveva garantito che questa crociera promozionale “non ha lo scopo di vendere sistemi d’arma all’estero”.

Nella stessa occasione, il ministro aveva anche garantito che l’Italia opera ”nel rispetto delle convenzioni internazionali e in particolare del trattato Onu sul commercio delle armi”. Ma non nel rispetto della legge italiana (la 185 del 1990) che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra. Il 27 gennaio la fiera bellica galleggiante della Cavour attraccherà infatti Mozambico, dove dopo dieci anni di pace è riesplosa la guerra civile tra il governo e i ribelli del Renamo, decisi a prendersi la loro fetta di royalties sullo sfruttamento delle risorse minerarie del Paese, soprattutto degli enormi giacimenti off-shore di gas naturale scoperti l’anno scorso dall’Eni. Il 28 febbraio la crociera promozionale farà tappa in Nigeria, dove di conflitti armati ufficialmente in corso ce ne sono due: uno a sud contro i ribelli del Mend che combattono contro lo sfruttamento petrolifero del Delta del Niger, e uno al nord contro i jihadisti di Boko Haram decisi a imporre la sharìa facendo strage di cristiani.

La missione commerciale della portaerei Cavour, che costerà ai contribuenti italiani 7 milioni di euro (altri 13 li mettono le aziende partecipanti), si concluderà a inizio aprile dopo aver fatto scalo in paesi come il Bahrein, il Congo, l’Angola, il Ghana o la Guinea, non in guerra ma caratterizzati da gravi deficit democratici a con un basso livello di sviluppo umano a fronte di ingenti spese militari, quindi incompatibili con la legislazione italiana in materia di vendita di armi. Contro questa operazione, battezzata dalla Difesa “Sistema Paese in movimento“, si è schierato compatto tutto il mondo del volontariato e del pacifismo italiano, inviando un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e creando una pagina Facebook per monitorare la crociera.