E’ ancora in libertà l’attentatore che ha fatto irruzione nella redazione di Liberation. Il sito Le Parisien.fr aveva diffuso la notizia che l’uomo era stato fermato nel settimo arrondissement di Parigi, nel cuore della capitale. Ma gli investigatori hanno smentito l’indiscrezione, precisando che la persona fermata non è il ricercato. La confusione, si legge sul sito di Liberation, sarebbe nata dal fermo di un uomo nel VII arrondissement della capitale somigliante all’attentatore e per questo condotto in commissariato. Ma, durante l’interrogatorio, è emerso che il fermato si trovava dal medico fuori Parigi nel momento in cui l’attentatore ha fatto irruzione nella sede del giornale: per questo è stato rilasciato.

Intanto, il fotografo gravemente ferito dall’attentatore è uscito dal coma artificiale ed è ora cosciente. Ne dà notizia il personale sanitario dell’ospedale Pitié-Salpetriere, precisando che il paziente sta meglio. Ferito da un proiettile al torace e da uno all’addome, il giovane – 23 anni – era stato sottoposto a un intervento chirurgico durato sei ore. Subito dopo era stato posto in stato di coma artificiale e ora, viste le sue condizioni, i medici lo hanno svegliato. Il giovane è cosciente e reagisce bene alle cure, ma bisognerà attendere ancora un paio di giorni per sciogliere la prognosi.

L’attentatore era entrato nella sede del giornale la mattina del 18 novembre, sparando con un fucile a pompa e ferendo il fotografo free lance. Poi si era diretto verso La Defense, il quartiere finanziario di Parigi, e aveva ancora fatto fuoco, stavolta però senza colpire nessuno. Infine, aveva preso in ostaggio un automobilista e si era fatto portare fino agli Champs Elysees. Da quel momento si erano perse le sue tracce, anche se la polizia aveva diffuso le immagini dell’attentatore in azione e aveva invitato la cittadinanza a segnalare i sospetti. Nelle ultime ore, fonti interne alle forze dell’ordine avevano riferito che gli investigatori erano in possesso del dna dell’uomo. La polizia giudiziaria di Parigi ha reso noto di aver ricevuto circa 400 chiamate a seguito dell’appello lanciato dal procuratore della Repubblica affinché si facesse avanti chiunque fosse in grado di fornire testimonianze utili all’indagine sull’attentatore.