Il governo di Alfano e Letta appare sempre di più come la riproposizione in chiave contemporanea della vecchia Democrazia Cristiana. Ma i protagonisti di allora cosa pensano di questa situazione? Che futuro vedono per questo paese?

Lo spunto per la prima intervista arriva niente meno che da Michele Santoro che, durante una fase concitata di una recente puntata di Servizio Pubblico, ha confessato di essersi trovato costretto a votare per Bartolo Ciccardini. Lui gongola: “Dopo questa confessione mi sento un revenant”. Dossettiano, classe 1928, ha iniziato il suo impegno politico fin da giovanissimo. Dal 1947 ha collaborato con il periodico Terza generazione. Poi si è iscritto alla Democrazia Cristiana ed è stato eletto alla Camera nel 1968. E’ stato sempre riconfermato per le successive cinque legislature, fino a quando il sistema è imploso con Mani pulite. È stato sottosegretario ai trasporti e alla difesa, dopo la fine dell’esperienza democristiana è stato fra i promotori dei Cristiano Sociali.

Oggi Ciccardini rivendica con orgoglio la paternità dell’elezione diretta dei sindaci. Quando gli si chiede cosa terrebbe del ventennio berlusconiano risponde con qualche secondo di silenzio, interrotto solo da una eloquente risata, poi torna serio: “Non vorrei passare per presidenzialista, ma terrei i presidenti della Repubblica, specialmente Napolitano. E’ tutto appeso a lui, povero figlio”. E aggiunge: “Io ho dato 50 euro alla fondazione del Fatto Quotidiano e me ne sono un po’ pentito. Che io da vecchio democristiano mi sia ridotto a difendere Giorgio Napolitano da voi, avendovi dato 50 euro per la fondazione, mi scoccia un po’”. Secondo Ciccardini la Dc non è mai finita: “Non c’è stata una cesura netta, quella classe dirigente non è sparita”. E spiega: “Ha resistito fino alla fine, dopo la caduta del muro di Berlino è venuta meno la funzione anticomunista e si è dissolto il corpo, ma non il significato storico della Dc”. Insiste: “Oggi siamo diluiti ovunque, continuamente da tutte le parti quando viene fuori un valore, è un valore democratico cristiano. Lo stesso Letta viene dalla scuola di Andreatta, buttalo via!”. 

E ancora: “Con la Dc degli anni 70 oggi staremmo meglio, avremmo già risolto i problemi dell’Italia”. Ne è convinto, come è convinto che gran parte del male della classe dirigente dei giorni nostri sta nella mancanza di cultura politica. “Quelli che praticano la cultura politica fanno l’effetto di chi gira con la carrozza nel traffico di Roma – ammonisce -. Oggi il parlamento sembra pieno di comparse di un reality show, non sembrano persone pensanti che hanno letto. Se gli dici qualcosa su Montegna, Gramsci o, dio non voglia, Benedetto Croce, battono le ciglia. Siamo in un altro mondo, siamo di fronte a delle comparse”. Insomma, non è possibile fare politica senza cultura politica e in questo passaggio ci anche sta tutta la critica alla “lunga storia noiosa degli stipendi dei parlamentari”, con un attacco nemmeno troppo velato alle tematiche grilline: “La faccenda è stata risolta già 14 mila anni fa, quando il padreterno disse che il sacerdote doveva vivere dell’altare – puntualizza -. E la politica è un sacerdozio. Questa campagna distruttiva dell’antipolitica è la vera politica di adesso e non porta a nulla di buono, porta al fascismo”.

Nell’analisi di Bartolo Ciccardini c’è spazio anche per il Partito democratico: “L’unico che fa le primarie, che interroga la gente, gli altri a confronto sono padroncini schifosi”. Poi Ciccardini si dice convinto che i problemi all’interno del Partito Democratico siano da attribuire alla irrisolta ‘questione cattolica’, che irrompe nuovamente sulla scena politica: “Si scopre ancora tutta l’incapacità del Pd di capire l’apporto dei cattolici. Un’incomprensione che viene dal passato, da una certa parte del Pd. Penso a D’Alema. Rendiamoci conto che ci sono ancora 101 parlamentari che votano contro Prodi, ed era una soluzione a portata di mano, già accettata”. Rimanendo nel campo dem, nella battaglia per la segreteria, tra Renzi e Cuperlo sceglie il primo che, osserva, “da sindaco di Firenze ha messo in moto qualcosa di nuovo”. Tuttavia, Ciccardini si è anche detto pronto a votare Cuperlo con disciplina repubblicana: “Così come ho votato la Bonino, candidata a Roma”.

L’auspicio dell’ex dc è quello di una ripresa della vita politica attiva da parte della base cattolica, contro i patti di “una certa destra curiale” che “salta tutte le conquiste del mondo cattolico”. Il banco di prova potrebbero essere proprio le prossime elezioni europee: “Tutti i cattolici, di destra, di centro o di sinistra, promuovano le primarie nelle parrocchie per scegliere gli unici europeisti che ci sono in Italia, che sono i cattolici”. Secondo lui, del resto “L’unica analisi rigorosa e decente della crisi mondiale, la stiamo leggendo sui libri dei papi”. Alla fine, Ciccardini non manca di rivolgere un pensiero “a quelli che hanno inciampato”. Poi spiega come Forlani non abbia mai gestito in prima persona la questione dei finanziamenti. E conclude: “Citaristi era un galantuomo”.