L’attentato di via Rasella fu cercato per scatenare una rappresaglia. E’ la convinzione di Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, sostenuta nel suo videotestamento. L’agguato sarebbe stato compiuto apposta dai ‘Gap comunisti’ per provocare la rappresaglia da parte dei tedeschi e ottenere la rivolta della popolazione. “L’attentato di via Rasella fu fatto sapendo che – ritiene l’ex ufficiale nazista morto a Roma venerdì scorso – dopo l’attentato viene la rappresaglia poiché Kesselring quando ha preso il suo comando in Italia ha fatto mettere sui muri un avviso che spiegava che qualunque attentato contro i tedeschi era punito con la rappresaglia. Questo è risaputo – argomenta l’ex capitano delle SS – e loro lo hanno fatto a proposito perché pensavano che una nostra rappresaglia poteva creare una rivoluzione della popolazione”.

Parlando dell’eccidio in cui furono uccisi 335 civili (fucilati alle spalle con le mani legate e poi i loro corpi seppelliti dalle rocce fatte esplodere con le mine), il capitano Ss sostiene che si trattava di un ordine al quale “non era possibile rifiutarsi”. L’ex ufficiale di Hitler racconta che l’ordine di eseguire la rappresaglia fu dato al capitano Schultz. “Il capitano Schultz fu eletto da Kappler come organizzatore della rappresaglia. Lui era già stato in guerra nel fronte contro i russi ed era più abituato alla morte e alle rappresaglie. Per noi, per me e gli altri, era una cosa terribile”. Alla domanda se era possibile rifiutarsi Priebke risponde: “Naturalmente non era possibile rifiutarsi. Schultz – spiega Priebke – prima della rappresaglia disse a tutti: ‘questo è un ordine di Hitler che dobbiamo eseguire e chi non vuole farlo meglio che si metta con le altre vittime perché sara’ anche lui fucilato'”. 

Il video messaggio si conclude mostrando la frase letta da Priebke nel corso dell’udienza del 3 aprile del 1996 davanti al Tribunale militare di Roma. “Sento, dal profondo del cuore – la dichiarazione letta da Priebke e mostrata nel video messaggio – il bisogno di esprimere le mie condoglianze per il dolore dei parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine… Come credente non ho mai dimenticato questo tragico fatto, per me l’ordine di partecipare all’azione fu una grande tragedia intima… Io penso ai morti con venerazione e mi sento unito ai vivi nel loro dolore”.

Arriva a stretto giro la reazione dell’Anpi. “Il tentativo di Erich Priebke nel videotestamento di scaricare sui partigiani l’eccidio delle Fosse Ardeatine è assurdo”. Così Ernesto Nassi, vicepresidente vicario dell’Anpi di Roma, commenta le parole del criminale nazista. “E’ risaputo che i tedeschi odiavano i romani perché non collaboravano – aggiunge -. Miravano a creare le condizioni perché nei romani si sviluppasse un comportamento contro la Resistenza, ma questo non è mai avvenuto, anzi nella Resistenza ci furono nuovi ingressi. Quella romana, va ricordato sempre, è stata una grande Resistenza”.

La pubblicazione del videotestamento arriva nel giorno in cui il prefetto di Roma, a quanto ha spiegato il sindaco Ignazio Marino, ha firmato un’ordinanza per vietare la sepoltura di Priebke in tutta la provincia. La decisione è stata presa per evitare “turbative e gravi ripercussioni per l’incolumità delle persone e dell’ordine pubblico”: infatti, nell’ordinanza si spiega che “la situazione creatasi rende inevitabile vietare la tumulazione della salma al fine di scongiurare il pericolo, altamente probabile, della presenza di contrapposte e violente fazioni nel luogo di sepoltura nel corso della cerimonia di tumulazione e in futuro”. Non si placano infatti le polemiche sulla tumulazione della salma del capitano Ss. “Di luoghi di nostalgici, in Italia,ne abbiamo già uno a Predappio: ci basta e se è possibile vorremmo eliminarlo”, ha detto il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, facendo riferimento alla tomba di Mussolini. “Sono giorni che inseguiamo una bara di un personaggio per cui non si è ancora trovata la soluzione. Mi auguro che quest’uomo sia presto consegnato all’oblio”.