Sette cooperanti della Croce Rossa rapiti in Siria. Il sequestro è avvenuto nel nord ovest del Paese: lo riferisce l’agenzia di Stato Sana, precisando che il gruppo operava nella provincia di Idlib. Secondo quanto riferisce un portavoce della Croce Rossa internazionale (Cicr) a Damasco, Simon Schorno, uomini armati hanno sequestrato la squadra nei pressi della città di Saraqeb, intorno alle 11.30 ora locale (le 10.30 in Italia). L’uomo non ha voluto fornire le nazionalità dei rapiti, ma ha precisato che uno dei sette è un volontario della Mezzaluna rossa siriana. Il ministero degli Esteri ha fatto però sapere che tra i rapiti non ci sono italiani. Attualmente una sola cittadina del nostro Paese lavora per la Croce Rossa in Siria, ma in questo momento si trova in Italia.

Schorno ha spiegato che il team si trovava sul campo dallo scorso 10 ottobre per verificare le condizioni mediche nella zona e per pianificare come fornire aiuti. L’area della Siria in cui sono stati sequestrati “è per definizione una zona difficile in cui andare”, ha aggiunto. Gran parte delle campagne nella provincia di Idlib, come il resto della Siria settentrionale, sono cadute nelle mani dei ribelli l’anno scorso e i rapimenti sono diventati diffusi, soprattutto di cooperanti e giornalisti stranieri. Una “fonte ufficiale” riportata dall’agenzia Sana ha attribuito la responsabilità dell’assalto a “terroristi armati“, la definizione che solitamente il governo riserva ai ribelli che combattono contro il regime di Bashar Al Assad. La stessa fonte ha riferito che il commando ha aperto il fuoco contro il convoglio della delegazione per poi sequestrare gli operatori.

La Croce Rossa internazionale chiede “l’immediata e incondizionata liberazione” dei sette cooperanti. “Il Cicr e la società della Mezzaluna rossa siriana lavorano instancabilmente per fornire assistenza umanitaria imparziale ai più bisognosi in tutta la Siria”, ha affermato in una nota Magne Barth, capo della delegazione della Croce Rossa internazionale in Siria. “Incidenti come questo minano potenzialmente nostra capacità di aiutare coloro che hanno più bisogno di noi”, ha sottolineato, aggiungendo che l’organizzazione umanitaria “è impegnata ad assistere il popolo siriano e continuerà a condurre le sue attività sia in Siria che nei Paesi vicini” in favore dei rifugiati.