Maxi evasione nel mondo delle cooperative che gestiscono il facchinaggio, scoperta dalla Guardia di finanza di Piacenza. Tre le società coinvolte, che pagavano in nero i dipendenti, fatturando meno ore del dovuto anche tramite un vasto giro di fatture false. In questo modo riuscivano ad abbattere i costi rispetto alla concorrenza. Si tratta di una conferma, soprattutto per i Si Cobas. Il sindacato di base, infatti, da anni sta portando avanti forti proteste nella zona industriale piacentina proprio denunciando le condizioni in cui operano le cooperative. Sia dal punto di vista della gestione del personale che, appunto, della regolarità in cui i lavoratori vengono retribuiti. Proteste che portarono anche a scontri con la polizia e al ferimento di alcuni manifestanti. Le tre cooperative di facchinaggio nei guai, operanti nel Polo logistico, mettevano in pratica un articolato meccanismo di frode, con il quale sono riuscite a nascondere al Fisco 17,7 milioni di euro ed evaso Iva per 6,9 milioni di euro. L’indagine è partita due anni fa, nel 2011, che fanno riferimento a segnalazioni e irregolarità già riscontrate negli anni precedenti.

Le Fiamme gialle qualche giorno fa hanno verificato la posizione irregolare di 695 soci, tutti lavoratori del polo logistico piacentino, pagamenti “in nero” per un importo di 2 milioni e 984mila e 284 euro e il mancato versamento di ritenute Irpef non operate per 1 milione 246mila e 602euro. I militari dell’Arma, dopo numerose verifiche, ha accertato che nelle busta paga dei facchini venivano indicate ore di lavoro inferiori rispetto a quelle realmente effettuate, ovvero alla voce trasferta, nonostante le attività fossero svolte esclusivamente presso la sede di lavoro. E così la Guardia di finanza ha anche rilevato l’emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di una cooperativa oggetto di verifica nei confronti di un consorzio sovraordinato per 2 milioni 147mila e 790 euro. Gli amministratori delle tre società interessate dalle indagini – residenti nel Lazio – tutte con sedi legali non a Piacenza ma attive nella provincia, sono stati denunciati per i reati di infedele e omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e mancato versamento delle imposte Irpef e Iva.