Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone scende dall’auto, accanto a lui il primo ministro Mariano Rumor. Sono accolti dai dirigenti Eni, girano tra i pozzi e stringono mani agli operai. Poi Leone indossa un elmetto. Zoom su una trivella e il filmato finisce. Il video andò in onda sugli schermi Rai il 12 ottobre del 1974. La Martesana stava vivendo il suo sogno texano e per renderlo più verosimile lo Stato aveva mobilitato quanto di più istituzionale disponeva. I pozzi di Casirate d’Adda, tremila abitanti tra Milano e Bergamo, dovevano inondare di greggio il Paese. Si esaurirono ben presto e le sonde furono dismesse. Nei prossimi mesi, però, le trivelle potrebbero tornare. Il Ministero dello Sviluppo economico ha infatti concesso un permesso di ricerca alla società americana Mac Oil. Non cercheranno petrolio, ormai un’illusione, ma gas metano su una superficie di oltre 180 km quadrati. Un’area che interessa 37 comuni a est di Milano: da Cassano d’Adda a Gorgonzola, da Inzago a Pioltello. La Mac Oil avrà dodici mesi per gli studi geologici, entro diciotto mesi potrà installare i primi due pozzi esplorativi e bucare il terreno.

“In questi casi possono sorgere problemi di diversa natura” spiega Pietro Dommarco, giornalista e autore del libro Trivelle d’Italia. “Il primo riguarda il consumo di suolo, che sarà occupato da enormi piattaforme di 50 metri per 50 ciascuna. Poi ci sono i rischi per la falda. Per effettuare scavi di quattro metri, come in questo caso, si usano fanghi di perforazione che contengono sostanze chimiche che potrebbero entrare in contatto con le acque sotterranee. E poi c’è la gestione dei rifiuti. Come saranno smaltiti? Nel progetto presentato dalla società non se ne ha traccia”. Siamo in una zona ricca di acqua, da quella del fiume Adda al naviglio Martesana. Qui si trovano tre parchi regionali: Adda Nord, Adda Sud e Agricolo Sud Milano.

Non pare, però, farci troppo caso Regione Lombardia. Dopo aver ricevuto il via libera da Roma, la Mac Oil ha presentato uno studio di impatto ambientale al Pirellone, che ha deciso di escludere il progetto dalla Via, la Valutazione di impatto ambientale. Per i tecnici regionali le aree comprese dal perimetro di ricerca sono sottoposte a vincoli come protette e quindi escluse da qualsiasi attività di perforazione. “Questa è una situazione da tenere sotto controllo – prosegue Dommarco – Mi sono studiato le leggi che istituiscono i parchi e tra le tutele non sono in nessun modo citati divieti per prospezioni, ricerca, perforazione e coltivazione”.

“Il fatto è che la normativa italiana incentiva simili operazioni – conclude il giornalista – si pagano le tasse più basse al mondo per l’estrazione e gli sotto una certa soglia di materiale estratto sono addirittura esentasse. Al territorio potrebbe non spettare nulla per i giacimenti Mac Oil”. I primi a mobilitarsi sono stati quelli del comitato Martesana Libera. “Siamo contro l’ennesima devastazione dell’ambiente” spiegano “Non vogliamo fare la fine della Basilicata, siamo una terra agricola, non ci serve questa nuova forma di profitto e di inquinamento”. Hanno preparato un’interrogazione e un ordine del giorno da presentare ai consigli di tutti i 37 comuni per chiedere il blocco immediato dei lavori e di aprire la discussione sul territorio. Il coinvolgimento degli interessati, per il momento, è mancato del tutto. Non solo le popolazioni, anche le istituzioni.

“Abbiamo appreso la notizia dai giornali locali” dice Roberto Maviglia, sindaco di Cassano d’Adda. “Faccio fatica a commentare perché non abbiamo informazioni. E’ questa la cosa grave. Anche perché il nostro è un territorio martoriato dai lavori per le nuove infrastrutture e non vogliamo nuovi cantieri lunghi anni. Inoltre – conclude Maviglia – mi sembra tanto un ritorno al passato. Siamo già stati oggetto delle fantasie sull’oro nero e non è andata granché bene”. Dei vecchi giacimenti di Casirate, quelli che spinsero fin da queste parti Giovanni Leone, non c’è più traccia.

Inaugurati nei primi anni ’70, dopo l’entusiasmo iniziale il progetto naufragò. Furono pompati più soldi di investimenti che petrolio dai tubi. A metà anni ’80 i lavori erano fermi, nel ’96 il sito fu rimosso. Lì ora sorge il casello della Brebemi, autostrada milanese che ha asfaltato ettari di campi tra le proteste di parte della popolazione. “Di fatto hanno estratto poco o nulla” racconta Dario Badoni. Vive da tempo a Casirate, oggi è assessore alle politiche sociali. “Ricordo l’esaltazione del momento: dissero che avevano trovato il più grande giacimento in Italia. La gente pensò di potere cambiare vita” conclude “ma alla fine di soldi e benessere ne arrivarono pochi”.