Da un lato un’associazione di piloti, il Ryanair Pilot Group, che si è visto chiudere in un sol colpo pagina Facebook e account Twitter e ora grida al “tentativo di mettere a tacere una voce pubblica dei piloti Ryanair”. Dall’altro la compagnia aerea irlandese che storicamente non riconosce il ruolo dei sindacati e spiega di aver chiesto la chiusura perché quelle pagine “violavano i diritti della compagnia”. In mezzo l’ennesimo tentativo dei piloti di organizzarsi in una struttura sindacale contrastato dai vertici aziendali e una lunga serie di denunce che negli ultimi mesi ha raggiunto la società, facendo salire la tensione alle stelle: ultima quella di un pilota francese che in un libro pubblicato agli inizi di giugno ha sollevato violente polemiche accusando i voli della low cost di Michael O’Leary di scarsa sicurezza.

L’allarme parte da un comunicato diramato dal sindacato l’8 agosto. “Il 2 di agosto Facebook ha chiuso la pagina di Ryanair Pilot Group senza alcun avvertimento e senza fornire alcuna motivazione. (…) Il 7 agosto l’account Twitter del sindacato è stato chiuso con una decisione unilaterale. Anche in questo caso non è stata fornita alcuna giustificazione”. Da questi eventi “si può desumere che è in atto un tentativo orchestrato di mettere a tacere la voce pubblica dei piloti Ryanair”, spiega Evert van Zwol, presidente del Rpg Interim Council. La compagnia, che non ha una pagina ufficiale su Fb, conferma tutto: “Stiamo facendo in modo di chiudere tutte le pagine ‘Ryanair’ su tutti i maggiori social network, al fine di bloccare i troll mascherati dietro il nostro brand”, ha spiegato un portavoce della compagnia all’Irish Independent. A sorpresa l’account Twitter del sindacato è stato riaperto ieri. Sulla frontpage ora campeggia una nuova declinazione di responsabilità: “Noi non siamo affiliati con Ryanair Limited o con alcuna delle sue società affiliate”.

Lo scontro va avanti da tempo. La compagnia low cost irlandese non riconosce i sindacati, a partire dalla Irish Airline Pilots’ Association, la più grande associazione di categoria irlandese. E tantomeno riconosce il Ryanair Pilot Group, il cui punto debole risiede nel fatto di non essersi ancora dato una struttura sindacale. Così mentre i piloti tentano di organizzarsi ed essere riconosciuti dall’azienda, lo scontro si fa sempre più duro. Nata nell’autunno 2012, il 3 luglio l’associazione ha eletto il suo primo consiglio con lo scopo “di stabilire relazioni negoziali significative e professionali con il management” della compagnia. Del consiglio fa parte anche John Gross, veterano in servizio da 26 anni nell’azienda, protagonista negli ultimi anni di tutte le maggiori battaglie sindacali. Altro fronte di conflitto, i numeri: Ryanair Pilot Group dice di rappresentare “la metà dei piloti della compagnia”. Quest’ultima, dal canto suo, nega. “E’ vero – spiegano invece da Anpac, Associazione nazionale dei piloti italiani – Rpg rappresenta oltre il 50 % dei 2.500 piloti Ryanair. Il problema è che ogni iniziativa che viene intrapresa dai piloti viene sempre bollata dalle compagnie come qualcosa che ha a che fare con un ‘Troll'”.

L’associazione non si arrende. Nei giorni scorsi il Rpg ha aperto un nuovo profilo Facebook, che in meno di 24 ore ha superato il numero di fan accumulato nel precedente anno di vita. “I tentativi di limitare le comunicazioni sociali non sono accettabili nell’Europa del 21° secolo – continua van Zwol – la libertà di associazione e la libertà di parola sono diritti umani fondamentali che nessuno dovrebbe cercare di azzerare attraverso i media o i tribunali”. Ma la tensione ai piani alti dell’azienda è cresciuta con il passare dei mesi. Un libro pubblicato in Francia agli inizi di giugno ha gettato ombre sinistre sulla compagnia. Christian Fletcher è lo pseudonimo utilizzato dal pilota autore di Ryanair. Low cost mais à quel prix? (Ryanair. Low cost ma a che prezzo?, 300 pagine, pubblicato da Altipress), secondo cui la società premierebbe i piloti “che consumano meno carburante”, risparmierebbe sulle misure di sicurezza e costringerebbe i dipendenti a ritmi esasperanti, sottoponendoli a continue minacce di licenziamento.

Accuse già mosse a fine 2012 da 4 piloti che, durante un’intervista a viso coperto mandata in onda dalla tv fiamminga Kro, avevano raccontato di aver subito pressioni dall’azienda per viaggiare con meno carburante del quello necessario.  In Italia l’ultimo fronte di conflitto con i sindacati è stata la questione dei contratti: secondo Anpav, Usb e Cisl pur lavorando in Italia, i piloti italiani sarebbero assunti in Irlanda e non avrebbero mai pagato le tasse al fisco: l’azienda avrebbe “eluso gli obblighi contributivi per milioni di euro”.