Basta con l’austerità: concentriamoci sulle riforme e la crescita economica. L’appello è arrivato alla Francia che da certi punti di vista, almeno quello dei conti pubblici, vive problemi simili all’Italia. Ed è giunto inaspettatamente da uno dei tradizionali guardiani del rigore, il Fondo monetario internazionale, in controtendenza rispetto a quanto chiesto da tempo come un disco stonato dalla rigida Bruxelles.

Gli esperti dell’Fmi hanno trascorso due settimane a Parigi per analizzare la situazione. E nel rapporto appena pubblicato si legge: “Da qui alla fine del 2013 la Francia avrà realizzato i due terzi dello sforzo intrapreso nel 2011 per stabilizzare il suo deficit pubblico. Tenendo conto di questo bilancio, tutto sommato positivo, ma del carattere ancora esitante della ripresa economica, il governo dovrebbe rallentare il processo di riduzione del deficit”. Insomma, un vero e proprio appello a tirare il freno sui tagli a François Hollande, che dalla sua elezione si è concentrato sul risanamento dei conti pubblici, forse con un fervore eccessivo, mentre la disoccupazione aumentava.

Alcune cifre per capire il contesto. A livello del debito pubblico, quindi cumulato, la situazione francese è ovviamente migliore di quella italiana. Da noi, ormai, ha superato nel primo semestre dell’anno il 130% del Pil. A Parigi sta lievitando a un ritmo più rapido rispetto a Roma, ma siamo ancora a livelli più contenuti, sebbene ci si stia avviando velocemente verso il 95%. E in effetti per il deficit pubblico, quindi a più breve termine, la Francia soffre più dell’Italia: il nostro ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, mantiene per la fine dell’anno l’obiettivo del 2,9% del Pil, sotto la fatidica soglia del 3%, imposta dall’area euro. Mentre in Francia l’esecutivo è ancora fuori norma e punta al 3,7%. Il collega transalpino di Saccomanni, Pierre Moscovici, ha già messo le mani avanti, sottolineando di recente che “dovrebbe risultare alla fine leggermente superiore”. E siamo a quote più elevate delle promesse della prima ora di Hollande, dopo la sua elezione, più di un anno fa. Ma siamo comunque sulla buona strada rispetto al 4,8% del 2012. E degli abusi degli anni Sarkozy, quando la crisi si combatteva a suon di interventi finanziati dal contribuente, “tanto – si diceva – il debito francese non è mica come quello italiano”.

Gli esperti del Fondo monetario internazionale (che è diretto dall’ex ministro dell’Economia di Nicolas Sarkozy, Christine Lagarde) sono coscienti che Hollande non ha mantenuto al 100% le sue promesse di rimettere davvero in sesto le casse dello Stato e sono ancora più pessimisti del governo francese (deficit pubblico al 3,9% a fine 2013). Ma non sembrano preoccuparsi più di tanto. La priorità ormai è altrove: mettere il piede sull’acceleratore delle riforme strutturali, perché l’economia (il pil, sempre secondo le stime Fmi, accuserà una flessione dello 0,2% quest’anno) ritorni a correre. “Speriamo che il risanamento dei conti pubblici – ha sottolineato Edward Gardner, che ha diretto la missione del Fondo a Parigi – si basi in futuro più sui tagli alle spese che sulla leva fiscale”. E così basta con gli aumenti delle imposte: risparmiamo in altro modo. Come sempre l’Fmi punta il dito sul mercato del lavoro francese, troppo rigido e con contributi sociali elevatissimi, e su una spesa pensionistica quasi fuori controllo. Ma soprattutto e inaspettatamente il Fondo dice a Hollande: basta incaponirsi con l’austerità, voliamo più alto. Oltre le ricette rigide, meccaniche e teutoniche di Bruxelles.