Scompare a 89 anni Dino Ballacci, ex-partigiano, terzino e bandiera del Bologna degli anni Quaranta e Cinquanta. A dare la notizia il sito del club: terzino sinistro, Ballacci giocò per 12 stagioni in rossoblù, dall’esordio del 1945 al 1957, prima di passare al Lecco.

Con la maglia del Bologna collezionò 305 presenze in serie A , cui ne vanno aggiunte due nella Coppa Alta Italia vinta nel ’46 e due in Europa, nella Mitropa Cup dell’estate ’55, contro l’Uda Praga. Ricordato come “l’insuperabile mastino della fascia sinistra”, dal forte temperamento (prima di intraprendere la carriera calcistica era stato anche pugile) e dal carattere non proprio docile, Ballacci indossò anche la maglia della Nazionale italiana. Per una sola partita: il 24 gennaio 1954, entrando al posto di Sergio Cervato, nella sfida contro l’Egitto per le qualificazioni per i Mondiali, a Milano.

Nella sua vita non abbandonò mai il campo da calcio. Dopo una carriera da difensore, infatti, diventò allenatore in serie minori. Esperienza che in una recente intervista ricorderà con molto affetto. Nel 1966 guidò il Catanzaro alla finale di Coppa Italia (persa con la Fiorentina). Subito dopo passò al Catania, poi al Prato, e all’Arezzo. Famosa la sua esperienza all’Alessandria, nel 1973, quando vinse il campionato di serie C con cinque giornate d’anticipo sulla fine del torneo, riuscendo a traghettare la squadra in serie B. L’anno successivo un altro trionfo, con la Pistoiese, per poi approdare all’Ancona.

Da anni Ballacci viveva con la moglie, con cui ha diviso tutto per 60 anni, nella sua casa immersa nelle campagne imolesi. Rare le uscite pubbliche, con l’eccezione di qualche festa organizzata dai tifosi del Bologna.