Sulla corsa per arrivare alla segreteria del Pd ”Epifani decida la data del Congresso” e quella delle “primarie aperte per dare un messaggio di speranza e non di rassegnazione”. Ma soprattutto “prima fissi regole, poi vediamo… Stavolta non mi faccio fregare, prima si fanno le regole e poi dico se mi candido”. Matteo Renzi, intervistato a Firenze alla Repubblica delle idee, dopo qualche battuta sulla prossima elezione per il vertice della segreteria (“L’hashtag è #guglielmofissaladata”, ha detto), si è augurato che fosse “una battuta” l’incarico a Nico Stumpo (responsabile dell’organizzazione del Pd e molto vicino a Bersani, ndr) per fissar le regole “altrimenti – ha scherzato – è come proporre Dracula alla guida dell’Avis”.

Ha parlato anche del governo e del presidente del Consiglio, che sabato ha incontrato a Palazzo Vecchio. “Se Letta cambia l’Italia io sto con Letta“, ha spiegato il sindaco, che invita a  uscire “dal personalismo o meglio dalla personalizzazione, Letta contro Renzi” perché “l’ambizione vera è quella di provare a cambiare l’Italia”. E “se il governo fa le cose, bene: altrimenti il governo va a casa”. L’idea di cambiamento per Renzi è insita nella sinistra a cui sente di appartenere “profondamente”. “La sinistra – ha precisato – sono i progressisti, la destra i conservatori. Il futuro per me è di sinistra mentre essere dalla parte del passato è di destra”. In riferimento invece allo studio della Cgil secondo cui solo in quella data il livello occupazionale tornerà ai livelli pre-crisi, ha commentato che “dire che l’Italia ripartirà nel 2076 è terrorismo psicologico“.

Dell’incontro di sabato con il presidente del Consiglio, il sindaco di Firenze è rimasto “molto convinto” dagli aspetti europei. Meno dal “modello di revisione costituzionale che il governo ha proposto” vedo fortissimo il rischio della “commissionite”. C’è bisogno di una commissione per capire che ci vuole una riforma elettorale?”. Ha spiegato di essere “amico personale di Letta” e di stimarlo, perché uomo di qualità e competenza. “Poi – ha aggiunto – poveretto, deve governare con Brunetta e Schifani, Io non sarei bravo come lui… non credo ne sarei capace”.

Sul fronte del centrodestra, ha inoltre detto di considerare “incomprensibile” l’ipotesi di Silvio Berlusconi senatore a vita, ma se il sindaco fosse senatore non voterebbe per l’ineleggibilità dell’ex premier. “No, perché dovevamo farlo subito, 19 anni fa. Non è che dopo 19 anni che ti batte ti inventi il giochino per tenerlo fuori dal Parlamento”. E il Pd vincerà “quando vinceremo le elezioni, non quando teniamo fuori gli altri”.