Si fa sempre più lunga la lista delle promesse del governo Letta. La polemica sulla presunta abolizione del finanziamento ai partiti non si è ancora spenta, che è subito arrivato uno scatto in avanti del viceministro all’Economia, Stefano Fassina. Tema un evergreeen, quello delle poltrone di Stato il cui rinnovo è una delle prove più importanti che attendono l’esecutivo al varco con la nomina dei vertici di Finmeccanica, per la cui presidenza venerdì 31 Il Sole 24 Ore citava anche la candidatura del presidente dell’Anas e grande nostalgico del Ponte sullo Stretto di Messina, Pietro Ciucci.

“La prossima settimana i gruppi della maggioranza al Senato discuteranno la mozione sui criteri più stringenti per la selezione degli amministratori delle società controllate dallo Stato. Siamo ad una svolta storica che garantirà massima trasparenza e professionalità ma soprattutto l’assenza di conflitti d’interesse e di persone che hanno rinvii a giudizio o condanne per reati contro la Pubblica Amministrazione”, ha annunciato Fassina all’Adnkronos.

“Il governo condivide le indicazioni della mozione da qui nascerà una direttiva del ministero del Tesoro e delle Finanze che stabilirà i criteri di professionalità, moralità e massima trasparenza nella selezione degli amministratori. Proprio per questo, la settimana scorsa il ministero dell’Economia ha rinviato le nomine di Finmeccanica, proprio per attendere l’indicazione del Parlamento”, ha aggiunto senza accennare all’irrisolta questione del tetto agli stipendi dei manager pubblici.

Un nodo quest’ultimo che per esempio riguarda Invitalia, l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti il cui numero uno Domenico Arcuri, da solo incassa una somma annua vicina agli 800mila euro non senza le conseguenti reprimende della Corte dei Conti e che si trova nell’elenco degli oltre 200 superdirigenti pubblici in scadenza da giugno in poi. Oltre a Finmeccanica e Invitalia, tra le aziende più note ci sono le Ferrovie dello Stato e la Sace, l’ex Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero presiduto da Giovanni Castellaneta, già ambasciatore italiano negli Usa.

Seguiranno, ma non prima della prossima primavera, Enel, Terna, Poste, Fintecna e soprattutto Eni, il cui numero uno, Paolo Scaroni, è indagato per corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti algerine di Saipem. Senza contare il patteggiamento a 1 anno e quattro mesi nel corso del processo che negli anni novanta lo vide accusato di aver pagato tangenti al Partito Socialista Italiano per la centrale elettrica di Brindisi, per conto della Techint della famiglia Rocca di cui l’attuale numero uno del gruppo petrolifero era presidente e amministratore delegato.