E’ assai complicata la partita della legge elettorale per il governo. E il vertice di maggioranza in programma mercoledì non si preannuncia facile. Da un lato, Enrico Letta deve dare seguito ai ‘caldi inviti’ che arrivano dal Quirinale a mettere a punto almeno una “manutenzione” della normativa attuale, per evitare che sia la Corte costituzionale a pronunciarsi. D’altro canto, il premier deve fare i conti con i partiti, a cominciare da quelli della maggioranza, che sul punto hanno posizioni antitetiche, più o meno come un anno fa.

Ma anche nel Pd l’aria è tesa e le posizioni divergenti. Nulla di buono, dunque, all’orizzonte. La decisione della Corte di Cassazione di rinviare il Porcellum alla Consulta sulla scorta di una possibile violazione della Carta su due punti qualificanti della legge elettorale, il premio di maggioranza e le preferenze, hanno indotto il governo ad accelerare sull’idea di creare una sorta di legge elettorale “transitoria” (chiesta da Letta durante il “summit” di Spineto) attraverso modifiche condivise tra Pd e Pdl proprio sui due punti evidenziati dalla Corte. Si vuole evitare il rischio che un’improvvisa crisi di governo porti alle elezioni nuovamente con la “Porcata” di Calderoli. E mentre questo non dispiacerebbe affatto al Pdl, al Pd risulta totalmente indigeribile. Ma c’è anche un altro punto; che se la Corte dovesse intervenire smontando – com’è altamente probabile – il Porcellum dal suo interno, il Paese potrebbe restare da un giorno all’altro senza una legge elettorale in vigore; il ritorno al precedente Mattarellum, infatti, non è affatto automatico. Di qui la decisione del governo, con il ministro delle Riforme Quagliariello, di aprire un tavolo di lavoro con il Pd per trovare la “clausola di salvaguardia” che modifichi l’attuale legge prima che sia troppo tardi.

Le proposte fatte da Quagliariello al Pd (soglia al 40% per ottenere il premio di maggioranza) non convincono i democratici. “Non accetteremo mai una clausula di salvaguardia purchessia”, ha intimato Epifani. Dunque, anche se sul nuovo modello il Pd non ha messo ipoteche, è anche vero che sul come superare il Porcellum le posizioni dei democratici divergono. C’è chi propone, per esempio Gianclaudio Bressa, di emendare il ‘Porcellum’ tenendo conto dei rilievi della Consulta, ma togliere il premio di maggioranza o alzarne la soglia, oggetto delle critiche della Corte, significa di fatto tornare a un proporzionale puro. Per questo, c’e’ un fronte che ritiene indispensabile tornare al Mattarellum. A guidarlo e’ Anna Finocchiaro, che ieri ha depositato il suo ddl per ripristinare la vecchia legge elettorale con un premio di maggioranza che scatta per la coalizione che ottiene il 40% dei voti. Ma trovare una sintesi, per il Pd, è questione complicata. Come lo è quella di trovare una sintesi con gli alleati di governo.

Comunque, l’obiettivo del Pd, al momento, è solo evitare che si vada a elezioni con il Porcellum, se la legislatura dovesse finire prima della scadenza naturale come molti temono. Una volta che dovesse essere completato il percorso delle riforme, si studierà un sistema disegnato sul nuovo assetto. Peccato che questo sia l’esatto contrario di quanto vuole il Pdl. Che prima di scegliere una nuova riforma elettorale, impone che sia rivista anche la forma di governo. Il Pdl, è noto, è schierato a favore del modello francese: elezione diretta del Presidente della Repubblica, elezione dei componenti dell’Assemblea nazionale con un sistema elettorale a doppio turno di collegio. Questa posizione non dispiace a gran parte del Pd, ma quello che ha chiesto Letta a Quagliariello è di non attendere il varo della riforma della forma di governo – certamente auspicabile – ma di trovare una soluzione immediata che cancelli la possibilità che si torni a votare con le norme in vigore; l’emergenza, insomma, prima di tutto.

Silvio Berlusconi, però, non è d’accordo con la posizione di Letta. Teme che la riforma immediata della legge elettorale possa indebolire il governo delle larghe intese e dare via libera alle elezioni dopo che siano stati approvati i provvedimenti economici di emergenza. Raccontano, infine, che sempre Quagliariello, forte anche del sostegno del presidente della Repubblica su questo tema, abbia caldeggiato nelle ultime ore addirittura un ddl di iniziativa governativa, per provare ad accelerare i tempi. Ma, viene spiegato da un dirigente Pd, “una cosa del genere è pensabile solo dopo un accordo tra noi e il Pdl, il governo non può davvero fare forzature su questo argomento…”. Insomma, un’intesa tra le parti sulla clausola di salvaguardia appare lontanissima. Figurarsi sulla nuova legge elettorale…