“Restituisco l’Imu prima di Berlusconi”. Il proclama ricorda la famosa lettera con cui il Cavaliere annunciava l’allettante promessa della restituzione della tassa sulla prima casa. Nella cassetta delle lettere di circa 9 milione di italiani campeggiava la busta con scritto: “Attenzione, avviso importante: restituzione Imu”. A parlare ora però, è Fabrizio Brignolo, sindaco di area Pd del comune piemontese di Asti. Parte politica opposta, stesso progetto, quello di far rientrare nelle tasche dei cittadini i soldi del tributo. L’Imu è infatti il tema caldo di questo inizio di legislatura. 

Ma se a Roma è stata approvata la sospensione della rata di giugno, intanto la risoluzione sull’imposta adottata dal questo comune di quasi 74mila abitanti è un piano fatto di diverse tappe. La prima, proprio la restituzione del denaro, ma solo per la fasce con reddito più debole. “La sollecitazione ci è arrivata dai sindacati. Ci sono persone in grave difficoltà economica che necessitano di uno sgravio sull’Imu. E così – racconta il sindaco – visto che non è possibile un’aliquota differenziata, l’unica soluzione che abbiamo trovato è stata quella di istituire un fondo per il rimborso, di circa 55000 mila euro, solo sulla prima casa e per gente con determinati requisiti di difficoltà”.

Le soglie di reddito coinvolte sono stabilite dall’Isee, il calcolatore della situazione economica delle famiglie. I beneficiari del rimborso della quota Imu sulla prima casa sono i titolari di Isee inferiore a 11000 euro per redditi da lavoro dipendente o pensione e inferiore a 6000 euro per gli altri redditi. Per chi invece è proprietario di una casa gravata da mutuo, le soglie salgono e l’Imu viene rimborsata fino alla soglia di 13000 euro per redditi prevalentemente da lavoro dipendente o pensione e 8000 euro per gli altri redditi.

“La cosa curiosa – torna a ribadire il sindaco – è che questa, che sembra una battaglia ascrivibile al centrodestra noi qui l’abbiamo fatta come Partito Democratico”. Questo non vuol dire però che l’idea di Berlusconi, per la quale il leader Pdl è stato aspramente criticato, fosse condivisibile. “Il nostro è un provvedimento molto diverso, che riguarda solo le fasce più deboli e fa un distinguo tra chi ha una casa grande e un grande patrimonio e chi è una famigliola che risparmia”, puntualizza il sindaco.

In attesa delle risoluzioni definitive del governo Letta, dunque, si corre ai ripari. La preoccupazione per un taglio alle entrate nelle casse comunali però, con la sospensione della tassa, è presente. “Palazzo Chigi deve pensare a cosa dare in cambio per non lasciare a piedi i Comuni, altrimenti noi qui chiudiamo bottega – prosegue Brignolo – Ci sono sindaci importanti nella squadra di governo, le problematiche dei comuni dovrebbero essere conosciute”.

E qualcuno si è già organizzato. La cancellazione dell’Imu era il loro cavallo di battaglia, ma proprio molti dei comuni a guida Pdl hanno visto alzarsi le aliquote Imu. Nicola Ottaviani a Frosinone, per esempio. O il leghista Flavio Tosi a Verona: la percentuale dei tributi sulla prima casa ha visto un balzo verso l’alto. Brignolo, però, non se la sente di criticarli: “Noi sindaci abbiamo situazioni al minimo della sostenibilità. Noi in bilancio rispetto all’anno scorso abbiamo 8 milioni e mezzo di euro in meno. Capisco che ci sia il problema di usare tutti i margini della tassazione locale”.

Oppure predisporre soluzioni alternative. E così prevede anche la seconda tappa del piano di Asti che passa attraverso “un piano di incentivazione, che credo sia il primo in Italia che prevede uno sconto Imu per chi affitterà negozi e botteghe artigiane a un canone calmierato”. L’accordo con le associazioni di categoria prevede che la città sia divisa in zone, che corrispondono a determinati valori. “Le aliquote per quelle che non sono prime case sono state portate al massimo, 1,06% che però scontiamo a 0,76% per chi accetta di affittare a un canone più basso”. In più, “è stato istituito un piccolo fondo nel quale daremo un piccolo contributo per delle fideiussioni come garanzia del pagamento”, spiega il primo cittadino. Il contributo sarà pari al 100 per cento del costo di una fideiussione a garanzia di sei mesi di canone, per una durata di tre anni e fino a un tetto massimo di 500 euro. “Gli stessi vantaggi, poi, verranno riconosciuti a chi abbasserà un canone di un contratto in corso del 20 per cento oltre alla rinuncia all’incremento Istat.”

Il bilancio comunale comunque non dovrebbe risentire della scontistica. “Portando l’aliquota massima a 1,06% – rivela infatti il sindaco – abbiamo avuto un aumento di gettito di 3 milioni e 200 mila euro, che sarebbero stati 4 milioni se non avessimo previsto questo sconto”. E la tassazione prevede uno sconto anche per chi “ha degli immobili, strumentali però alla propria attività”. Per chi, insomma “è un commerciante e il capannone è di sua proprietà”.

Il piano Imu pensato dal comune di Asti, conclude il sindaco è pensato per : “chiedere di più a chi ha di più, creando una sorta di Imu intelligente, selettiva”. In attesa degli sviluppi da Roma. Enrico Letta, infatti è stato chiaro: “Ci sarà tempo fino al 31 agosto, entro il quale governo e maggioranza faranno la riforma dell’Imu”.