Rischia di ‘far impazzire il mondo’ l’ultima edizione del manuale diagnostico (The Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – DSM) criticata da mesi da molti psichiatri perché contiene criteri diagnostici spesso discutibili che potrebbero moltiplicare i pazienti psichiatrici e disseminare nuove malattie.

Chiamata prima DSM-V e ora DSM-5, la V edizione, 947 pagine per 199 dollari, oltre 300 malattie catalogate (sarà presentata al meeting della American Psychiatric Association a San Francisco), ha numerosi aspetti negativi rispetto alle precedenti. “Uno dei cambiamenti peggiori – spiega all’Ansa lo psichiatra Paolo Migone dell’Università di Parma – consiste nell’abbassamento delle soglie per la diagnosi (ridotto il numero di sintomi sufficienti a dire che una persona è malata), col risultato che si creeranno molti falsi positivi con conseguente aumento di consumo di farmaci, che peraltro aumenteranno i costi per il Servizio sanitario nazionale e i cittadini”.

Tante le nuove malattie ‘create’ dal DSM-5, per esempio il disturbo di disregolazione dirompente dell’umore che medicalizzerà gli scatti di rabbia, con conseguenze soprattutto sui bambini. La tristezza del lutto diverrà depressione, con somministrazione di farmaci inutili a quanti hanno perso una persona amata e vivono il lutto più a lungo del “normale”. Normali dimenticanze e defaillance cognitive degli anziani verranno diagnosticate come disturbo neurocognitivo minore, creando falsi allarmi e sofferenze in persone che non svilupperanno mai una demenza e anche chi la svilupperà, dato che non vi è una terapia per curarli, fa notare Migone.

Aumenteranno le diagnosi di iperattività e deficit d’attenzione (ADHD) soprattutto nell’adulto, con crescita dell’abuso di stimolanti. A causa dell’abbassamento della soglia diagnostica del disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating), abbuffarsi 12 volte in tre mesi non sarà più segno di golosità, ma malattia mentale. Per di più, continua Migone, l’introduzione del concetto di ‘dipendenze comportamentalì (le nuove dipendenze) potrà “favorire una cultura secondo cui tutto ciò che ci piace molto diventa disturbo mentale”.

Ma c’è anche chi non la pensa così: “Vi è stata enfasi eccessiva sui cambiamenti del DSM-5″ sostiene Carmine Parlante, psichiatra del King’s College di Londra. Per esempio l’idea che vi sono più disturbi non è corretta: ve ne sono alcuni che in prime edizioni erano ancora indicati come necessitanti maggiore ricerca e che invece nel Dsm-5 sono riconosciuti pienamente (per esempio il Binge Eating). Alcuni cambiamenti sono stati criticati perchè a rischio di medicalizzare esperienze normali, ma secondo me l’intenzione dell’APA era l’opposto. Per esempio, si è eliminato il lutto come criterio di esclusione per la depressione, ma non vuol dire che normali reazioni di lutto verranno medicalizzate”.

“E’ importante ricordare che la forza di queste classificazioni diagnostiche è la capacità di offrire criteri simili per riconoscere lo stesso disturbo in pazienti che vivono in contesti clinici e culturali diversi Ma la diagnosi – spiega – rimane un momento clinico e dipende dalla capacità del medico di fare le domande giuste. Ovviamente è importante integrare la valutazione clinica con quella biologica – conclude – il futuro sono i marcatori molecolari per predire la risposta al trattamento e personalizzare la terapia: per esempio, si deciderà con un esame del sangue se quel singolo paziente migliorerà spontaneamente entro poco tempo, o se ha bisogno di un farmaco e quale o quale terapia psicologica sia più indicata per lui”.