Una scuola per mettere a tacere un conflitto che dura da decenni. È stata approvata, in Irlanda del Nord, la costruzione del primo istituto per bambini e ragazzi sia cattolici che protestanti. La “segregazione” scolastica è un fenomeno molto radicato nell’area del Regno Unito in terra d’Irlanda, con ragazzi cattolici che vanno solamente nelle scuole cattoliche e, allo stesso tempo, protestanti che vanno solo in scuole del loro culto. Ma ora, appunto, il nuovo istituto. Che, ironia della sorte, verrà costruito proprio in una ex caserma a Omagh, Co Tyrone, che fu utilizzata per anni per contrastare il conflitto a volte strisciante e a volte apertamente acceso. Ben 3.700 studenti di entrambe le confessioni si incontreranno nei cortili, faranno lezione nelle stesse aule, giocheranno a calcio o a basket negli stessi campetti e torneranno a casa sugli stessi autobus. Una cosa fino a oggi negata, se non dalla legge, almeno dalla consuetudine e dalle censure non esplicitate.

Il curriculum scolastico, in Irlanda del Nord, è ancora un argomento delicato. Ufficialmente, al momento di un colloquio, un datore di lavoro, per legge, non può chiedere all’aspirante lavoratore quale sia la sua religione. Eppure il classismo in quest’area tormentata si è sempre potuto perpetuare in un modo tanto semplice quanto subdolo. Per capire di che religione sia la persona con cui si sta parlando, basta considerare quale scuola abbia frequentato, perché tutti sanno, in Irlanda del Nord, quali sono le scuole cattoliche e quali quelle protestanti. Ora il ministro dell’Educazione di Belfast, John O’Dowd, in quota Sinn Fein, lo storico partito repubblicano vicino ai cattolici, esulta: “Questo è il più grande investimento di sempre nel campo scolastico, sarà un’ottima cosa per l’integrazione e inoltre darà impulso all’economia locale, alle imprese di costruzioni e alle imprese fornitrici”.

E ora interviene anche il primo ministro nordirlandese, Peter Robinson, unionista “democratico”. Robinson ha detto: “Finalmente è giunto il momento della fine dell’apartheid dei ragazzi ai quali viene insegnato a vivere separatamente, in base alla loro religione”. Una dichiarazione che mette in luce, appunto, quanto sia forte in Irlanda del Nord il tema della scuola e della formazione dei giovani, come ha sottolineato anche il ministro di Londra per le questioni nordirlandesi, Theresa Villiers. “Il governo di Belfast deve cercare di mettere fine al ‘settarianesimo’ della politica e delle politiche, soprattutto sociali”. L’investimento per la costruzione della scuola comune costerà circa 100 milioni di sterline, una cifra considerevole in tempi di crisi e in una zona depressa come la campagna della parte nord dell’isola di smeraldo. Ma già si guarda oltre e si pensa ad altre sei scuole “riqualificate” per poter accogliere al meglio bambini e ragazzi di tutte e due le confessioni. Così, ora, chi crede nella pace in Irlanda del Nord guarda proprio alle scuole come a un terreno fertile sul quale costruire la futura integrazione, in una terra dove antichi muri dividono ancora – è così a Belfast e a Derry/Londonderry – e dove non passa mese senza che non avvengano scontri, non ci siano feriti o morti e la convivenza non venga messa a rischio.

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