Priorità assolute: lo jus soli e il cambiamento della Bossi-Fini. Parole del nuovo ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Cécile Kyenge Kashetu, cittadina modenese nata a Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, nel 1964. Dall’oculistica alla politica, dalle battaglie in strada con la rete Primo Marzo alla squadra di governo formata dal nuovo Presidente del consiglio Enrico Letta, la Kyenge, politicamente vicinissima proprio al neopremier, è da parecchio tempo che finisce sui giornali a parlare di diritti per tutti, di uguaglianza e di tutela per gli immigrati che lavorano e vivono in Italia.

“Per me è una grossa soddisfazione – ha commentato a caldo la Kyenge, già prima deputata, oggi primo ministro di colore della storia italiana, contattata da ilfattoquotidiano.it – è stata una sorpresa ricevere la nomina, tuttavia è significativa: ci fa capire che finalmente, in Italia, le cose iniziano a cambiare. Questo paese è fatto di persone anche provenienti da altre nazioni, persone dalla pelle di colore diverso, ma che vivono qui, e compongono, tutte insieme, una unica cittadinanza ”. E’ per loro, per “gli invisibili, i senza diritti, i senza voce” che “parlerò come ministro – ha aggiunto, commossa – ascolterò tutte le voci che arrivano dalla società civile e le porterò in politica, prenderò tutte le firme raccolte, anche attraverso il Forum Immigrazione del Pd, le testimonianze e mi concentrerò affinché al centro del mio lavoro ci siano sempre le persone”.

Una nuova battaglia che si aggiunge alle tante combattute nel corso della sua vita politica, quella iniziata con la nomina a ministro. Perché Cécile Kyenge, mamma di due ragazze, 17 e 19 anni, laureata in medicina e chirurgia, specializzata in oculistica, è dal 2004 che si batte portare “il meticciato in Parlamento”. L’ex deputata ha iniziato la sua carriera politica proprio a Modena, nel 2004, con una priorità in mente: “cambiare la legge Bossi Fini”. Una delle battaglie che più l’hanno vista impegnata sia come portavoce nazionale della rete Primo Marzo, promotrice dei diritti dei migranti e dei diritti umani, sia come eletta nelle fila del Partito Democratico, quand’ancora si chiamavano Democratici di Sinistra.

Perché “sembra un paradosso – raccontava al Fatto Quotidiano, quando il suo nome venne riportato dai giornali per via degli insulti razzisti e delle minacce di morte che le furono rivolte via internet da un rappresentante della Lega Nord  – eppure poter dire ‘io esisto per questa società’ anche se la strada per diventare cittadini è lunga può cambiare sensibilmente la vita di chi già abita in questo paese. Significa sentirsi parte di quella comunità in cui si lavora, in cui si crescono i propri figli, in cui si compra casa e si mette su famiglia”.

Significa anche non avere paura di finire nei Cie se si perde il lavoro e, quindi, il permesso di soggiorno, “rinchiusi in un luogo che è peggio di un carcere perché nessuno ti ha processato – raccontava la Kyenge durante una mobilitazione per chiedere la liberazione di Andrea e Senad, due ragazzi nati e cresciuti a Sassuolo e rimasti bloccati in un vuoto normativo quasi kafkiano – ma significa anche lavorare in nero, senza diritti, senza tutele”. Era questo ciò che voleva cambiare.

E per questo, diceva, è “importante che sia estesa la cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia”, visto che “chi è nato in Italia, è italiano”. Per questo, racconta al Fatto Quotidiano la Kyenge, che pochi giorni prima della sua nomina aveva accettato di aprire un blog sulle pagine di questo giornale, “l’incarico affidatomi da Letta segna il passo decisivo per cambiare concretamente il paese, sia a livello normativo, abrogando la Bossi Fini, sia culturale. Nonché per modificare finalmente il modo di vedere un’integrazione che è già presente in Italia”. “Lavorerò – ha aggiunto – collaborando con la gente e per la gente, ascoltando i cittadini e compiendo tutti i passi necessari affinchè non ci siano più persone invisibili”.

E in virtù di quest’impegno lei, a quelle minacce di morte, non aveva dato peso: “in Italia servirebbero ancora tante Rosa Parks, perché è ancora tanta la strada da fare”. Anche se un altro gradino, forse, la Kyenge l’ha percorso. Prima eletta di colore alla Camera dei Deputati nella storia del paese, accanto al giornalista Khalid Chaouki, responsabile Nuovi Italiani del Pd, nonché autore di “Leghisti brava gente”, prefazione di Pier Luigi Bersani, oggi primo ministro di origine congolese, forse quella promessa formulata sarà più facile da mantenere. “Porterò le mie battaglie in Parlamento”, aveva garantito, commentando l’esito delle elezioni di febbraio, “la mia voce è quella di tutti, il mio sarà un lavoro di ascolto” ha ricordato oggi, appena nominata, già pronta a lavorare. “Contiamo su di te” le hanno risposto in tanti attraverso i social network, sulla sua pagina Facebook, già traboccante di auguri provenienti da tutto il mondo.

Le proteste della Lega Nord. ”Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro per l’Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati pensa solo ai diritti e non ai doveri”. Lo afferma il segretario della Lega Nord-Lega Lombarda, Matteo Salvini in relazione al Governo formato dal presidente del Consiglio incaricato, Enrico Letta. ”Venga in alcune citta’ del Nord -aggiunge Salvini – a vedere come l’immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno argine, nel nome del ‘prima i residenti, prima gli italianì”.