Un 25 aprile che “con la nomina a presidente del Consiglio di un membro di Bilderberg è morto”. Beppe Grillo sul suo blog scrive che il giorno della Liberazione ”è morto nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento“. Non solo. E’ morto anche “nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano“, “nella dittatura dei partiti”, “nell’informazione corrotta”, “nel tradimento della Costituzione“, “nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle”, “nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale“, “nell’abbraccio tra Bersani e Alfano“, “nella mancata elezione di Rodotà“, “nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi“.

E ancora, Grillo ritiene che il giorno della Liberazione sia morto “nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità“, “nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome”, “nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena“, “nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici”, “nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione”, “nelle ingerenze straniere”, “nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale”, nella Repubblica nelle mani di Berlusconi, 77 anni, e Napolitano, 88 anni”, “nei processi mai celebrati allo ‘statista’ Berlusconi”, “nella trattativa Stato – mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent’anni”, “nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro“, “nell’indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio”. E conclude: “Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere”.

Le reazioni – Parole che hanno sucitato le reazioni indignate dei partigiani della Brigata Stella Rossa, che combatteva sull’Appennino bolognese intorno a Marzabotto, che si dicono “feriti e offesi”. Per Riccardo Lolli, 89 anni, che trascorre il suo 25 aprile al parco di Monte Sole di Marzabotto per raccontare ai giovani cosa è stata la Resistenza spiega: “Queste parole mi hanno fatto molto effetto, se c’è un mezzo morto quello è lui con i suoi che lo seguono. Grillo e i suoi devono capire che l’unica strada da seguire è quella della democrazia”. Rincara la dose Franco Fontana, altro reduce della Brigata Stella Rossa: “La botte – ha detto – dà il vino che ha. Grillo non arriverà mai da nessuna parte perchè i suoi sono solo voti di protesta. Per me, più che un pagliaccio è un dittatore, se qualcuno dei suoi sgarra lo caccia subito. Le parole che ha detto sul 25 aprile mi hanno toccato nel vivo”.

Sulle dichiarazioni del leader 5 Stelle interviene anche il presidente del Senato Piero Grasso che commenta: ”Io non giudico nessuno, ognuno ha un modo proprio per catturare il consenso. Penso – ha aggiunto – che, più che catturare il consenso, bisogna pensare ai cittadini che soffrono e hanno tanti di quei problemi”. Inoltre si augura che “dal 25 aprile ripartiamo dopo un momento certamente non felice per il nostro Paese”, invocando “una nuova costituente, è di questo che abbiamo bisogno”. Dura anche la presidente dimissionaria del Pd Rosy Bindi secondo cui “il populismo di Grillo è agli antipodi dei valori che hanno animato le donne e gli uomini della Resistenza”. Tuttavia osserva che il leader 5 Stelle “non è la prima volta che strumentalizza la data del 25 aprile per demolire il significato autentico della Liberazione. Lo aveva fatto già nel 2008 con il suo secondo VDay e oggi, dopo gli inquientanti inviti a marciare su Roma e le grottesche parole su golpe e golpettino riferite alla rielezione di Napolitano, si conferma della sua profonda allergia ai valori della democrazia repubblicana e delle sue istituzioni”.