Sul fronte dell’assistenza sanitaria infantile l’Europa deve ancora migliorare. Anche se la mortalità nei bambini è calata parecchio negli ultimi 30 anni, in realtà molte morti sarebbero ancora evitabili. Per la precisione, se tutti i paesi dell’Europa a 15 avessero un tasso di mortalità infantile pari a quello della Svezia (che ha il più basso), oltre 6mila decessi l’anno potrebbero essere evitati. A rilevarlo è l’analisi compiuta dalla rivista ‘Lancet’ sulla salute nell’Ue. 

Il fatto è che i sistemi sanitari di cura non si stanno adattando sufficientemente ai bisogni dei più piccoli e il risultato sono morti evitabili, situazioni non ottimali e uso insufficiente dei servizi sanitari. Infatti, anche se sono calate le morti per infezioni e cause respiratorie, sono aumentate invece le malattie non infettive e croniche. Nel 2009-2010 le cause più frequenti di morte nei bambini da 1 a 14 anni nell’Europa a 15 sono state ferite, avvelenamenti, cancro e altre malattie (principalmente anomalie congenite e altre patologie neurologiche).

Le malattie non infettive e croniche sono responsabili per il 79% di anni di vita persi e tra queste le tre cause più comuni di malattia sono patologie neuropsichiatriche (soprattutto depressione), anormalità congenite, problemi muscolo-scheletrici (mal di schiena) e respiratorie (asma). All’interno dell’Unione inoltre non si ha chiara consapevolezza della povertà infantile. In Svezia per esempio l’1,3% dei bambini vive in stato di deprivazione, mentre in Portogallo il 27,4% vive in famiglie che non possono garantire tre pasti al giorno. Ed è più che probabile che la situazione in Europa sia anche peggiorata per via della crisi finanziaria.

Da migliorare, rileva Lancet, sono soprattutto i sistemi di cura per le malattie croniche. Se infatti grande attenzione da questo punto di vista c’è stata dagli Stati per gli adulti, molto meno per i bambini. Uno dei problemi principali per gli operatori sanitari pediatrici è però come distinguere tra i pazienti con malattie gravi da quelli con problemi minori. Si stima che tra il 17% e il 57% dei pazienti dei pronto soccorso abbiano problemi non urgenti, che potrebbero essere affidati alle cure primarie. Tuttavia, l’alto tasso in alcuni Paesi di malattie acute, come quelle di origine respiratoria e menigococcica, fa pensare che le cure per patologie acute non sempre arrivino tempestivamente.