La Grecia non paga, o paga troppo poco. E le multinazionali farmaceutiche tagliano la fornitura di medicine, anche per le malattie più gravi: dal diabete al cancro, passando per il colesterolo e l’epatite. Il fenomeno, che va avanti a intermittenza da diversi anni, ha ormai raggiunto livelli drammatici. Ad aggravare lo scenario sono i brevetti che garantiscono l’esclusiva a quattro o cinque colossi del settore su alcuni faramaci, specialmente quelli per curare tumori e diabete, che non sono prodotti in versione generica.

Sono oltre 200, secondo una inchiesta del Guardian, le medicine che stanno andando fuori stock nel Paese, su un totale di 12.500. Tredici aziende farmaceutiche sono quindi finite sotto i riflettori delle autorità, che hanno individuato in otto di queste una frenata nella fornitura di medicinali. Ma, secondo il governo greco, le società che hanno ritardato o bloccato la consegna di farmaci sono oltre cinquanta, tra cui alcuni colossi del settore come Pfizer, Roche, Sanofi e GlaxoSmithKline. La maggior parte di queste ha addirittura ammesso di avere interrotto in parte la fornitura rivolta ad alcuni ospedali greci, che erano “troppo indebitati”. Perfino la Croce Rossa svizzera ha deciso il mese scorso di dimezzare la fornitura di sangue entro il 2020 a causa di cinque milioni di franchi di pagamenti arretrati.

L’indebitamento della Grecia ha intanto raggiunto livelli altissimi. Lo Stato, secondo il ministro della Salute Andreas Lykouretzos, ha accumulato debiti per circa 2 miliardi di euro nei confronti delle multinazionali farmaceutiche. Le società hanno quindi iniziato a tagliare la fornitura agli ospedali pubblici, creando code chilometriche davanti alle farmacie che avevano ancora i medicinali. E a rimanere senza medicine sono adesso soprattutto i più poveri. Il sistema sanitario greco prevede infatti che i farmaci vengono distribuiti gratuitamente negli ospedali pubblici, mentre nelle farmacie bisogna pagare di tasca propria e aspettare il rimborso. Chi non si può permettere di anticipare il denaro resta quindi senza medicinali.

Particolarmente critico per il popolo greco è stato lo stop alla fornitura di farmaci per il diabete. Si tratta infatti di una malattia molto comune in Grecia, a causa della cucina ricca di zuccheri rimasta dalla dominazione turca, soprattutto per i dolci, da sempre molto diffusi nei Paesi arabi per calmare i morsi della fame durante il ramadan. Il colpo di grazia è stato quindi il taglio parziale delle consegne annunciato dal colosso farmaceutico Novo Nordisk che, da qualche anno, aveva iniziato a distribuire in Grecia i suoi prodotti ad altissima tecnologia. La compagnia danese, prima di frenare la fornitura, aveva rivoluzionato la vita dei diabetici greci, poiché senza le sue cure l’insulina era molto costosa e difficile da somministrare.

A fare scattare la frenata delle consegne di farmaci, tuttavia, non è stato soltanto il ritardo nei pagamenti. Ha influito sicuramente anche il calo dei prezzi dei medicinali nel Paese, che ha ridotto i guadagni delle società farmaceutiche. La maggior parte delle medicine, soprattutto quelle a grande consumo come l’aspirina, sono infatti vendute a circa il 20 per cento in meno rispetto ai prezzi minimi in Europa. I farmacisti greci hanno iniziato così a vendere alcuni farmaci ai rivenditori di altri Paesi, guadagnando sulla differenza di prezzo.

Una pratica considerata legale dalla legislazione dell’Unione europea, a condizione che i medicinali siano ancora disponibili nel Paese da cui provengono. Ma il governo ha deciso di intervenire per bloccare il fenomeno, ormai troppo diffuso. Ha vietato così l’esportazione di circa 60 medicine e sta considerando di estendere il divieto ad altri 300 prodotti. Non solo. Ha anche avviato indagini a tappeto su oltre 260 farmacisti sospettati di non avere rispettato il divieto sull’esportazione.