Volano stracci in casa Pd. Protagoniste due signore bolognesi del partitone come Daniela Turci e Francesca Puglisi che parevano aver fatto della sobrietà una parola d’ordine. La lite furibonda, con tanto di querela a coronare le accuse, è nata alcuni giorni fa dopo che la Turci, cattolicissima consigliera comunale a Bologna, è sbottata sulla sua pagina Facebook contro la collega neosenatrice Puglisi e il segretario provinciale del Pd, Raffaele Donini.

All’origine dell’ira della Turci l’articolo di Dagospia dove si parla dello stipendio da 3500 euro che la Puglisi, responsabile nazionale Scuola del Pd, riceve dal partito fin dal 2009. A ciò fa subito seguito la richiesta di dimissioni, dall’incarico nel partito e dal Senato, da parte del responsabile Acli sulle nuove povertà, anche lui del Pd, Manuel Ottaviano; a cui si aggiunge, infine, Donini, difendendo la senatrice appena eletta: “Francesca ha svolto nel Pd a livello nazionale un ruolo fondamentale per le politiche legate all’istruzione, promuovendo in questi anni migliaia di iniziative in tutta Italia ed in ragione della sua esperienza e competenza è stata candidata in Parlamento, dove, sono certo, offrirà un contributo prezioso”.

Apriti cielo, la collega Turci impugna subito la tastiera e scrive: “Donini parla di competenza riferendosi a Puglisi? Robe da matti”. E continua sempre da Facebook, tra una foto del nuovo Papa Francesco e le lodi a Pietro Grasso e Laura Boldrini: “Quindi la maleducatissima signora Puglisi si dimise dal lavoro. Beh, ora ha un altro lavoro. Bene, e tutti sappiamo (forse) cosa ha fatto per arrivare sin lì”. Infine a rincarare la dose, dopo una spiegazione precisa sulle inconcludenti e pericolose iniziative della neosenatrice sulla scuola, la Turci conclude: “Se volete far carriera fate le mamme arrabbiate, qualche protezione “particolarissima” e la carriera sarà assicurata”.

Tempo di un weekend di votazioni e successi in Parlamento e arriva la querela della Puglisi: “Un conto è la battaglia politica altro è la diffamazione. Ho dato mandato a miei legali di intraprendere le iniziative ritenute più opportune per tutelare me stessa e il Partito Democratico vista la gravità, lesività e conseguente rilievo giuridico delle riportate affermazioni della signora Turci”.

Come se non bastasse arriva perfino il soccorso rosso per la Puglisi con una lettera firmata da una ventina di compagne senatrici, tra cui Laura Puppato:  “Siamo per il confronto, anche acceso, sui temi di merito. Le differenze sono una ricchezza. La ragione per la quale prendiamo parola riguarda il metodo, la modalità diffamatoria, vecchia e tipicamente maschilista, della consigliera Daniela Turci nei confronti della senatrice Francesca Puglisi. Inaccettabile non rispettare i percorsi e le competenze di ciascuna. Inaccettabile utilizzare condizioni normali di vita affettiva e di scelta personali trasparenti, che nulla devono avere a che fare con le questioni di merito politico. Tutte noi lavoriamo ogni giorno per cambiare le modalità e lo stile della politica. Ci piacerebbe che questa sfida diventasse di tutte e di tutti”. 

Entrambe prodiane della prima ora, Turci e Puglisi, erano già state vicine nelle battaglie sul rinnovamento della scuola e per combattere la legge Gelmini, ma con evidenti differenze nei metodi. Curioso, infine, che rispetto al referendum sui finanziamenti pubblici alle scuole private cattoliche, che si terrà a Bologna il 26 maggio 2013, le due pasionarie del Pd si stiano lentamente riallineando su posizioni più conservatrici dell’esistente. Se la Turci non ha mai nascosto la sua contrarietà a questa consultazione popolare, la Puglisi su Facebook dialogando proprio con uno dei membri del comitato referendario (“però continui a difendere i finanziamenti alle scuole private, che privano di risorse preziose quelle pubbliche… prendo atto della tua arrabbiatura, che dunque giudico fine a se stessa”), fa capire che il suo pensiero non è poi tanto lontano da quello della Turci: “Aggiungere altri bambini alle lista d’attesa, non risolve il problema di quelli che sono rimasti fuori dalla scuola dell’infanzia. Lo aggrava”.

(d.t.)