La notizia arriva pochi secondi dopo l’annuncio del cardinale protodiacono con un tweet ufficiale della società: “El Cardenal Jorge Mario Bergoglio, hincha (tifoso ndr.) de #SanLorenzo, es el primer Papa sudamericano y argentino”. Qualche minuto, ed è la home page del sito del club argentino San Lorenzo de Almagro che titola “Francisco I, socio de San Lorenzo, es el nuevo Papa”, con tanto di foto della tessera numero 88235N-0, datata 12 marzo 2008, che lo qualifica come membro del club. Seguono poi un comunicato ufficiale della società, che si dichiara felice e orgogliosa per la scelta del – in rigoroso ordine d’importanza – “argentino, azulgrana e socio Jorge Bergoglio come nuovo papa”. Perché l’erede di Ratzinger al soglio pontificio è, fuor di dubbio, grande appassionato di calcio e grandissimo tifoso dello storico club di Buenos Aires, che vanta una delle tifoserie più calde e spettacolari al mondo.

Tanto che il quotidiano sportivo argentino Olè ha dedicato la prima pagina a Bergoglio sotto il titolo “L’otra mano de Dios”, con uno splendido gioco di parole a ricordare l’originale “mano de Dios” con sui Maradona ai Mondiali dell’86 piegò l’Inghilterra: la furbata necessaria al piccolo grande Diego per superare il gigantesco portiere Shilton, che precedette di 4 minuti quello che ancora oggi è ricordato come il gol più bello del mondo. E tra le prime congratulazioni è arrivata infatti la dichiarazione di Maradona, che ha detto: “E’ un onore per tutti gli argentini. Appena tornerò in Italia mi auguro di poter avere un’udienza con lui”. Simili le parole del capitano dell’Inter e, a lungo, della nazionale Javier Zanetti: “Spero di incontrarlo presto. E’ un Papa umile, ha vissuto accanto al nostro popolo”. Mentre la nuova stella del calcio argentino e mondiale Lionel Messi, su Twitter lo ha salutato con un auspicio: “Gli dedicherò il prossimo Mondiale del 2014”.

Il rapporto di Papa Francesco I con lo sport ha radici antiche. Il padre è stato giocatore della squadra di basket della polisportiva del popolare barrio di Boedo, quartiere di Baires rinomato per il tango e per i suoi caffè bohemiennes, oltre che per la squadra di calcio del San Lorenzo de Almagro. Di cui si ricorda l’epopea dei carasucias – le facce sporche, per il gioco sfrontatamente offensivo in campo e gli atteggiamenti ribelli fuori – che dominarono il calcio argentino alla fine degli anni sessanta arrivando poi a vincere un campionato rimanendo imbattuti per tutta la stagione. E il figlio ne è diventato tifoso fin da piccolo. Tanto che in una recente intervista ha dichiarato che nel 1946 riuscì a non perdersi nemmeno una partita giocata al Gasómetro, citando poi con piacere diversi nomi di giocatori dell’epoca.

D’altronde, coincidenza vuole che la storica rivale di Boca Juniors e River Plate, rispetto cui ha vinto meno ma che a livello di tifoseria non ha nulla da invidiare alle due grandi della capitale, fu fondata a inizio secolo da un prete salesiano, Lorenzo Massa, di cui porta ancora oggi il nome. E nel 2008 – l’epoca cui risale la foto di Bergoglio con la casacca azulgrana – fu proprio l’allora cardinale a officiare la messa per il centenario della nascita della squadra nella cappella del club, a pochi passi da dove sorgeva il vecchio Gasómetro. Lo storico stadio del San Lorenzo sui cui terreni sorge oggi un supermercato Carrefour, regalo della sanguinaria dittatura argentina alle multinazionali. Recentemente i tifosi del San Lorenzo hanno ottenuto l’esproprio di quei terreni e la possibilità di ricostruire lì il loro stadio. Perché in Argentina le ombre del terribile passato non sono ancora del tutto dissolte.